Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

La lenta nevicata dei giorni (Elena Loewenthal, 2013)

Quando apri un libro e inizi a leggerlo è come incontrare una persona sconosciuta che ti parla di sé. Entrambi sperate di diventare amici, se tutto fila liscio. La similitudine vale però anche in altro senso. Spesso incontri persone interessanti che pure non riescono mai a entrare veramente in contatto con te, e tu con loro.

La Loewenthal ne sa a pacchi sulla Shoah e si vede, eppure uno dei difetti del romanzo, mi sembra, è proprio quello di abbandonarsi spesso a una cronaca storica, a una ricostruzione minuziosa di un pezzo di storia del Novecento. Dalla sua la scrittrice ha il vantaggio di raccontare un orrore ben noto a tutti rinnovandolo, attualizzandolo, forse a-temporalizzandolo con una prosa preziosa. Eppure qui sta anche il suo limite, ma è un limite soggettivo, mio, che perdo la testa per i cagnacci bastardi della letteratura più che per i professori eleganti.

Il movimento magmatico del’intreccio ha un suo fascino: la storia torna indietro, salta avanti, alterna personaggi diversi, usa l’onniscienza come la prima persona del personaggio narrante, mentre tira sottilmente i fili dei vari personaggi che si rincorrono e si allontanano l’uno dall’altro nel tempo e nello spazio. Ma ci sono troppi personaggi per un romanzo di poco più di duecento pagine e – a parte la coppia di amanti, la “vera protagonista” – gli altri appaiono più che altro delle figure scolorate, sebbene la bravura della Loewenthal sta anche nel riuscire a renderli vividi quando ne racconta l’esistenza in un pugno di pagine. Eppure alla fine si resta leggermente a bocca asciutta, si ha la sensazione dell’assaggio più che della sazietà: quando il sapore sta per spandersi la pietanza è già finita. E lo stesso capita anche con l’intero romanzo: a un inizio interessante succede un freno improvviso con salto in avanti e personaggi che provano ad allontanarsi da un orrore che verrà raccontato solo dopo. L’ordito difetta nell’alternanza, anche se è stupido fare delle critiche a un autore perché la tal cosa non c’è o perché sta qua invece che là. Un autore sceglie e si assume le sue responsabilità. Da lettore posso solo esprimere la mia insoddisfazione per quella scelta, perché, in questo caso, i protagonisti vanno avanti nella loro vita, interagendo con altri personaggi, in fuga da un orrore che però – a quell’altezza – per noi lettori è ancora un mistero da svelare e che verrà poi esplicitato solo nella parte successiva.

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