Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

David Copperfield by Charles Dickens: impressioni sparse senza pretesa di esaustività

L’ho tenuto un mese sul comò e alla fine cominciavo un po’ a essere irrequieto, nonostante apprezzassi in singolo le scene di Dickens. Chissà forse è solo un fatto personale, che a un certo punto non reggo più i libri lunghi (bell’affare visto che ho in attesa Infinite Jest e Le benevoli).

L’ho letto durante l’inverno (dalla fine di dicembre alla fine di gennaio): è un libro che richiede il freddo, magari anche il camino se uno ce l’ha. rende meglio con l’inverno, il clima freddo.

C’è un modo di analizzare David Copperfield alla fine della lettura, ed è quello di indagarne l’intreccio e la sua evoluzione. Sarebbe sbagliato. I romanzi di Dickens non devono la loro forza al concatenamento né alla prosa se è per questo.

Alcuni personaggi sono insopportabili, specialmente i love interest del protagonista. Una come Dora, per dire, è uno stereotipo indigesto fatto e cresciuto, incapace di sorgere dalle pagine (dovuto anche a un’incapacità cronica di Dickens di raccontare l’amore: le donne che David ama lo sappiamo che le ama perché lui dice che è così, ma non lo sentiamo mai davvero e per tutto il tempo restiamo dubitosi.

Tutt’altra penna Dickens rivela nel tratteggiare molti personaggi di contorno, le sue migliori statuine. Siano essi trafficoni, infidi lusinghieri, amici di scuola e amici di vita di David, sono il meglio del meglio.

Ma tornando alle donne. A Dickens non riesce di tratteggiarle nel ruolo di giovinette e peggio ancora giovinette innamorate o donne sposate/fidanzate. L’elemento amoroso le attacca peggio della peste. Quando invece le donne sono prive della traccia sentimentale, delle svenevolezze dell’amore, ecco che Dickens torna potente come per tutti gli altri personaggi. Il personaggio della zia, da questo punto di vista, è un gioiello, forse anche perché, per quanto paradossale, si tratta di donne che hanno un’autorità mascolina, in negativo (Jane Murdstone, che insieme al fratello, assorbe tutta la perfidia del Dickens d’appendice, tutto il furore di disgrazie del suo gusto popolare) o in un positivo meravigliosamente chiaroscurale (la zia Betsey).

Su anobii non riuscivo a decidermi sulle stellette da assegnargli. Era qualcosa che viaggiava tra le tre (che sembravano poche) e le quattro che però non tenevano conto di una certa esasperazione da lunghezza che ho provato lungo tutta la lettura. Dubbi amletici in corpore dickensiano…

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