Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Looper – In fuga dal passato (Looper, Rian Johnson, 2012)

Nel 2074 i viaggi nel tempo sono una realtà, ma anche dichiarati subito illegali. Questo non impedisce alla malavita di usarli comunque, per spedire nel passato persone di cui voglia sbarazzarsi: nel futuro ogni corpo può essere rintracciato grazie a una speciale tecnologia; il passato diventa allora l’unica scelta per liberarsi di una “prova” scottante. Qui entrano in gioco i looper, assassini addestrati a uccidere e far sparire i cadaveri, in un contratto che alla fine prevede l’uccisione dei loro stessi inviati dal futuro a chiudere il cerchio, il loop appunto. Ma che succede se il tuo te stesso del 2074 non ci pensa affatto a farsi ammazzare?

A una prima parte più dinamica, necessaria a presentare un 2044 molto vicino al nostro mondo, debitore delle atmosfere di Philip Dick, ne segue un’altra che sceglie la riflessione a scapito dell’azione, pur mantenendo sempre un ottimo ritmo. ll confronto tra Levitt e Willis, due facce di una sola persona, offre al film la possibilità di cambiare pelle di continuo, soprattutto con l’introduzione del personaggio di Emily Blunt che, ben lungi dall’essere la semplice “nota sentimentale”, rappresenta il punto in cui convergono tutti i fili precedentemente aperti e al contempo anche una fondamentale svolta narrativa.

Non tutto funziona alla perfezione, in “Looper”: le logiche dei viaggi nel tempo vengono piegate a una visione più originale in cui comunque permangono dei buchi. Tuttavia Rian Johnson riesce comunque ad amalgamare i molteplici spunti derivativi (il film è una vera spugna da questo punto di vista), riuscendo infine a dare anche una rappresentazione ambigua e inquieta dell’infanzia e tenendo alta la tensione attraverso una serie incredibile di plot twist: l’intreccio sbanda volutamente più volte generando un’adrenalinica sensazione di spaesamento che contribuisce a costruire l’atmosfera “altra” di questo futuro distopico partendo però dai personaggi.

Mai monolitici, i protagonisti devono confrontarsi con scelte che riproducono ripercussioni apocalittiche, nel più puro stile sci-fi, ma la carta vicente di Johnson è sviluppare con coerenza, un passo alla volta, le azioni e le motivazioni (variabili) che li spingono; aspetti che reggono meglio rispetto alla coerenza dei paradossi temporali. Il risultato finale comunque appassiona sino all’ultimo e tiene incollati alla sedia.

pubblicato su Loudvision

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