Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Tutti i santi giorni (Paolo Virzì, 2012)

Con Tutti i santi giorni Virzì sceglie un progetto piccolo, una commedia agrodolce, e si esprime con una leggerezza invidiabile. Merito di una scrittura cristallina, che alterna dramma e ironia e dell’ottima direzione degli attori. Se nel film precedente la costruzione era più complessa e drammatica, qui Virzì si apre più apertamente alla commedia, con pretese (riuscite) da fotografia di un momento precario, senza esaurirsi sull’argomento, che era più il centro di Tutta la vita davanti.

L’elemento sociologico non sopravanza mai quello sentimentale, un dialogo a due voci, dove tutti gli altri sono necessariamente solo un coro (forse un po’ stereotipato – i vicini coatti, la famiglia siciliana di lei). Si sorride con tenerezza e ci si commuove con gli occhi lucidi (Delizia, a fianco a me non ha fatto altro per tutto il film) di fronte alla quotidianità di due trentenni, con le loro ansie e le piccole felicità, i momenti buffi e i piccoli screzi. La regia di Virzì riesce a dare valore al gesto più semplice, al ritmo convulsivo di un qualsiasi giorno da precario e soprattutto nel dirigere i suoi attori, l’uno (Luca Marinelli) emergente, l’altra (Thony) esordiente assoluta che durante lo scorrere dei minuti diventano una cosa sola, l’uno complementare all’altra. Una “coppia eccentrica” (la definizione è del regista) ma capace di riflettere ognuno di noi: Marinelli è un vera promessa, il suo Guido è buffo, sembra sfiorare continuamente la macchietta o la figurazione del candido (Delizia, amante della Russia, suggeriva L’idiota come modello) senza mai perdere la sua unicità e la sua credibilità, ed è ciò che genera tenerezza – un puro dal lessico forbito e un accento toscano irresistibile, il naso perennemente perso tra i versi ma i piedi ben piantati nel lavoro di portiere di notte, insieme sognatore e determinato nel seguire le sue passioni (la poesia, la cultura, il desiderio di amare la sua compagna e di avere un figlio al di là di tutte le obiezioni della scienza e della società economica).

È sulla forza di questi personaggi che Virzì, a ragione, porta avanti la sua storia senza temere il tono da favola (ma realissima), raccontato con una coerenza invidiabile e seguito da un flashback da lacrime agli occhi, che sarà anche una scelta non nuova e da “mestierante” del cinema, ma è piazzata talmente bene che funziona… prioprio a modino.

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