Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’intervallo (Leonardo Di Costanzo, 2012)

L’esordio di Leonardo Di Costanzo nel cinema di finzione parte dall’idea vincente di rinchiudere i propri protagonisti e la storia in un unico spazio, un ospedale dismesso della zona di Capodichino. Mostrando Napoli solo di scorcio, dall’alto, dalle fessure di un cancello il regista rivela il timore che la sola presenza della città si mangi il racconto con il suo ingombro scenografico. Ma c’è anche un altro motivo, assai più interessante, che registra il vero peso specifico de L’intervallo e cioè la sua natura duplice, a cavallo tra una realtà difficile e la fuga in un immaginario gotico-fiabesco che si nutre degli elementi canonici come delle interpunzioni derivanti dalla realtà televisiva. Una barca trovata nelle viscere allagate dell’edificio è il palcoscenico per l’immaginazione di un’adolescente cresciuta con L’isola dei famosi, così come il bosco incolto tutto intorno.

Il background da documentarista permette a Di Costanzo di filmare la realtà in modo che essa si sveli davanti alla macchina da presa, posta spesso a qualche metro di distanza (frequenti i piani medi e lunghi, personaggi e scene spesso attraversati dalle ombre) lasciando che i suoi giovani attori si rivelino allo spettatore, senza la sovrascrittura del cinema. Ed è questa una delle sue peculiarità: Alessio Gallo e Francesca Riso, non professionisti, coadiuvati dallo sguardo maieutico del regista danno vita a due figure prese pari pari dalla strada, senza essere però schiacciati dallo stereotipo (negativo o positivo che sia). E lo stesso vale per il boss Bernardino, sin dall’aspetto molto vicino a quei volti anonimi, “borghesi” che popolano ormai la realtà camorristica odierna. Il resto lo fa Luca Bigazzi con una camera quasi sempre a spalla, lunghi piani sequenza e una luce che si mescola continuamente all’ombra senza che nessuna delle due prevalga mai.

Il titolo del film allude a una stasi di pace e di conoscenza. Dopo le iniziali ritrosie, nate soprattutto dalla coercizione dei ruoli – dove, scopriamo subito, anche il carceriere è a sua volta un prigioniero – i due ragazzi imparano a conoscersi, ad abbassare un po’ le difese, senza tuttavia perdere di vista l’orizzonte del quartiere che sta fuori quelle mura, un orizzonte cui dovranno tornare dopo il breve intervallo di una giornata.

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Una risposta a “L’intervallo (Leonardo Di Costanzo, 2012)

  1. Souffle 5 ottobre 2012 alle 7:31

    spero che questo film abbia il riscontro che merita. Un saluto Noodles!

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