Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The Dark Knight Rises, Christopher Nolan, 2012)

Sono passati dieci giorni dalla visione e se non avevo voglia di scriverne allora, figuriamoci ora.

Non ha niente a che vedere col film, beninteso. Sono io che mi sto impigrendo, qui sul blog, anche perché non riesco più a trovare dei buoni agganci che mi facciano venir voglia di scrivere. Su Il cavaliere oscuro – Il ritorno (e lasciamo stare il titolo nostrano) ho letto varie recensioni che dicevano più o meno le stesse cose, cose che condivido, quindi che senso ha ripeterle? E allora sarebbe meglio una recensione in punti.

  • Bane. Tom Hardy si conferma un attore spaziale che recita col corpo prima che con la voce, motivo per cui il disastroso doppiaggio di Filippo Timi non riesce comunque a inficiarne la performance.
  • Selina/Anne Hathaway. Avevano ragione i sostenitori. Costruisce un personaggio interessante e affascinante. Chi l’avrebbe detto?
  • Ma i migliori sono Joseph Gordon-Levitt, Gary Oldman (trovatemelo un altro Gordon così convincente pur essendo l’incarnazione della purezza della giustizia, che pure – vedi l’episodio precedente – è dovuto venire a patti con la menzogna) e Michael Caine, che appare poco ma è l’anima stessa del film. Un attore che ormai sigla ogni opera di Nolan e ne è diventato, più o meno coscientemente, una sorta di metronomo.
  • Il film non è lungo, secondo me. Me ne sarei pappate altre due ore. Semmai è la prima parte a essere troppo lenta, sembra non partire mai. Batman appare a film più che avviato. Non che questo sia un problema. Perché…
  • … questa è la storia di Bruce Wayne e, a proposito di corpi attoriali, Chrisitan Bale da vita a un perfetto corpo cristologicamente martorizzato, espressione esterna di un fiaccamento prima di tutto interiore che ci riporta ai temi del primo film.
  • La trilogia di Nolan finisce sempre più per dimostrarsi come uno scontro epico-western tra due contendenti intorno al concetto di Giustizia che non viene minimamente scalfito, ma che trova continui ostacoli nella sua applicazione alla realtà. La grandezza di Nolan sta nel saper infilare una questione di altissimo ordine etico all’interno di un blockbuster con tanto di esplosioni e macchine volanti.
  • E se Nolan si prende qualche critica per le lungaggini, niente gli si può dire dal punto di vista visivo. Nolan è un regista che mette i punti sulle i a diecimila metri di distanza, ha uno sguardo che gli altri neanche riescono a sognarselo e immaginarlo, figuriamoci ad applicarlo. L’epica di TDKR è in quei ponti che esplodono nel silenzio, nelle panoramiche a volo d’uccello, negli avvicinamenti aerei, in quella sequenza mozzafiato dell’inizio con aerei che si perdono le fusoliere e banditi che si calano all’interno come pirati dell’aria.
  • Come nel precedente capitolo la colonna sonora di Zimmer scandisce la storia con un colore ancestrale e insieme rigoroso, risalendo ancor più alle radici della musica, all’espressione basica di un ritmo tribale.
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