Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

The Avengers (Joss Whedon, 2012)

Film atteso e preparato come pochi altri, The Avengers arriva finalmente in sala dopo i “trailer-movie” che ne anticipavano i componenti e, manco a dirlo, fa centro.

Non sono un esperto – e neanche un lettore – di fumetti, ma pur dal basso della mia ignoranza sono rimasto senza parole di fronte all’approccio di Whedon, che riesce ad animare le tavole originarie con la cinesi pura del cinema, e pur seguendo uno schema abbastanza convenzionale (re-introdurre i suoi personaggi, farli incontrare con qualche scaramuccia tra loro per poi unirli contro il nemico) crea spettacolo a ogni sequenza.  La forza di The Avengers è la sua abilità a coniugare intrattenimento e scelte d’autore. Certo siamo forse in un’autorialità diversa, che so, da quella di Nolan, e più aderente al riferimento di partenza, ma proprio in questa scelta il film trova la quadratura del cerchio, col suo rosario di battute icastiche dei personaggi, con una battaglia finale emozionante, girata in un modo che associa grazia coreografica alla voglia fracassona. Finalmente abbiamo delle sequenze d’azione dove si capisce cosa sta succedendo, finalmente un regista capace di far dialogare l’azione e i corpi in movimenti frenetico con l’ambiente circostante senza che lo spettatore si smarrisca e gli venga il mal di mare (parlo con te sì, michael bay).

E il medesimo plauso a Whedon va ascritto per la brillante sceneggiatura, che non adombra nessuno e procede per oltre due ore tenendoti incollato alla poltrona, senza lasciarti neanche il tempo di guardare l’orologio. Merito anche di un villain, Loki, delineato con tragica finezza da Tom Hiddleston, della faccia da schiaffi e da commedia di Downey jr. e soprattutto da un Hulk finalmente all’altezza degli altri soci Marvel, anche sulla resa strettamente visiva: perfetta la sovrapposizione in CGA del volto e delle espressioni di Ruffallo sulla Creatura verde per non parlare della sua interazione con l’ambiente reale circostante. Il più bistrattato (al cinema) dei supereroi trova qui, in uno spazio condiviso e quindi meno ampio, più sostanza e focalizzazione che nei due film all’attivo che si ritrova, ed è protagonista di una delle sequenze più “fumettosamente” divertenti (quando usa Loki come uno straccio sbatacchiandolo a destra e a manca).

Whedon ha compiuto il miracolo, ha distillato la sostanza del fumetto e l’ha iniettata in un film d’autore che ha in sé tutta la freschezza del (vero) blockbuster.

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