Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Ho pensato che mio padre fosse Dio, Paul Auster

Non c’è niente di meglio che tornare ai nostri scrittori preferiti. Specie quando entri in libreria per altri motivi e ti trovi tra gli scaffali un libro di Paul Auster appena ri-pubblicato (risalente al 2001) di cui non sapevi assolutamente nulla.

Non me ne sono rimasti molti da leggere, di libri suoi. E confesso che ormai me li centellino. All’elenco mancano titoli come La notte dell’oracolo, L’invenzione della solitudine, Viaggi nello scriptorium, qualche intervista e quella raccolta di saggi che non riesco a trovare (L’arte della fame). [E dovremmo aggiungere che grazie a Delizia questa ossessione per lo scrittore e l’uomo si amplia dal Natale scorso di una Olympia portatile SM9 di origine tedesca]. Se escludiamo che prima o poi mi deciderò a leggere anche le sceneggiature. C’è forse un piacere più intenso – nella lettura – che ritrovare una voce, un ritmo, un grappolo di temi?

Ho pensato che mio padre fosse Dio farebbe schiattare di invidia legioni di pseudo minimalisti. Auster riprende, sceglie (tra quattromila storie, le centoventisei più meritevoli) e riscrive episodi brevi, intensi, quotidiani, a volte banali (in apparenza) che raccontano l’America meglio di un trattato di sociologia, storie vere «capaci di sfidare le nostre aspettative sul mondo». Nel giro di un paio di pagine, a volte un pugno di paragrafi, o un giro di un paio di frasi, ci si snocciola davanti lo spaccato e il senso di una vita, di una speranza. Ovviamente ogni scrittore ha le sue ossessioni e una di quelle di Auster è il caso e i suoi intrecci col destino, i parti delle coincidenze e via dicendo. Ecco a voler trovare un difettuccio sta forse qui: nel finale del libro si accumulano troppe coincidenze, troppi twist curiosi del destino, tale da ridurre un po’ l’effetto del finale, ma è poca cosa. E io leggerei qualsiasi cosa di Auster. Il modo in cui riscrive quelle storie semplici, le parole che usa, le immagini che evoca che in un breve sigillo esprimono più di mille pagine, sono cose da metterci l’orecchio nel libro della memoria.

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