Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Shame (Steve McQueen, 2011)

Shame più che raccontare una storia presenta una serie di quadri collegati della vita del protagonista, una narrazione frammentaria che segna l’incapacità del personaggio a legare in ogni senso. La vita di Brandon è fatta di momenti (sessuali e non solo), di orgasmi veloci da consumare senza altre conseguenze se non quella del desiderio che si riaccende non appena appagato e che dovrebbe colmare una vacuità, una solitudine e un dolore inespresso senza riuscirci mai. Ed è un sesso a portata di clic o di portafoglio, ultima espressione della disumanizzazione consumistica e insieme comportamento ossessivo compulsivo che dovrebbe esporre il corpo (proprio e delle partner occasionali), innalzarlo al massimo per distruggere o almeno mettere a tacere ciò che quel corpo imprigiona.

L’incontro con la sorella è il bubbone che rischia di esplodere, il risorgere di un trauma dell’adolescenza che questi due personaggi feriti condividono ma che affrontano in maniera opposta. Un trauma che McQueen lascia con intelligenza nel mistero, che trae la sua forza proprio attraverso l’evidenza delle azioni e delle dipendenze in cui Brandon si getta. E, nell’interazione con la sorella, attraverso la loro compensazione: tanto l’uno è freddo e impassibile quanto l’altra problematica e bisognosa di aiuto.

Una scelta di pudore che suggerisce il vero senso del film, uno dei pochi che riesca a presentare continue sequenze di sesso senza concedere nulla al voyeurismo. Ognuna ha una sua meccanica freddezza, mostra e non racconta il dramma del suo protagonista ed è servita dallo sguardo indelebile di un Fassbender silenzioso fino quasi al mutismo che, chiusi dolore e sentimenti in un’esistenza solitaria, attraversa la notte della metropoli in una fotografia desaturata alla disperata, ma silenziosa, inconscia, ricerca di liberazione che resta comunque sospesa. Cosa racconta lo splendido finale sospeso: svolta, ennesima ricaduta o inseguimento di un altro totem inafferrabile?

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2 risposte a “Shame (Steve McQueen, 2011)

  1. Souffle 28 gennaio 2012 alle 20:01

    peccato per la mancata nomination. Fassbender fa davvero un ottimo lavoro.
    Buona serata Noodles!!

  2. cinemasema 18 febbraio 2012 alle 12:40

    Un film che mi ha “colpito” molto. In tutti i sensi.

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