Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice»

Ho finito di leggerlo una ventina di giorni fa e – lo ammetto – ci ho messo molto più tempo rispetto all’Inferno. La seconda cantica da un certo punto di vista è meno incalzante, non tanto perché le manchino le personalità indelebili, quanto perché tendono ad emergere meno icasticamente, forse anche per un motivo morale: coloro che sono salvi, devono espiare e cancellare le loro colpe, non riviverle di continuo. Certo, devono sottoporsi al supplizio, ma non è un caso se l’ultima tappa nel paradiso terrestre sia il bagno nel Letè, le cui acque cancellano il ricordo del peccato (uno dei tanti stratagemmi simbolico-letterari adattati da Dante al contesto cristiano).

Qui la biografia di Dante si fa più prepotente. Certo, come ci insegnano in ogni testo, iscritta sempre in un quadro più ampio, di esempio universale, ma ciò non toglie la forza di quella verità personale. Se c’è una cosa che ho sempre mal digerito della scuola è quella di trasformare gli artisti in puri esecutori di poetiche e idee letterarie, come se non fossero state persone di carne e sangue, con passioni e legami che contaminano le loro opere.

Nel Purgatorio ci sono amici di Dante, c’è il commovente addio al suo Maestro e guida, e c’è ovviamente l’incontro con colei che tutto ha mosso. Sarà evocazione della Teologia, ma Beatrice resta pur sempre una fiamma autobiografica poi rivestita di simbolismi. E l’incontro dei due nel paradiso terrestre testimonia insieme la sua nuova natura, ma anche il suo appartenere alla vita del poeta, al suo passato (è l’unica che lo chiama per nome, unica occasione in cento canti). Trovo che questo sia Per quanto uno degli elementi più affascinante del Purgatorio, il modo in cui Dante imbastisce la propria vita con quella della sua versione letteraria-pellegrina. Certo, è una costante di tutta la Commedia (penso solo a episodi come quello dell’incontro con Brunetto Latini), ma qui sembra attraversare tutto il percorso.

Ed è il movimento una delle costanti del Purgatorio, l’andare, la mancanza di immbolismo sia letterale che simbolico. Il Purgatorio è l’unico regno sottoposto alla caducità del tempo, l’unico regno dell’Oltretomba che allo squillare della Tromba svanirà. Il cammino delle anime purganti diventa il cammino di Dante per l’Italia, esuli entrambi. E il finale è sempre lo stesso, l’obiettivo sempre uguale. Lo sguardo alle stelle, al cielo che dovrà accogliere il pellegrino nell’ultima cantica.

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