Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Midnight in Paris (Woody Allen, 2011)

Le passeggiate sotto la pioggia, prima a Manhattan, poi in giro per Londra, ora a Parigi, sono una delle costanti del cinema di Woody Allen così come la continua seduzione che il suo obiettivo mette in cantiere con le architetture delle città: da Manhattan ad Hannah, da Match Point a Vicky Cristina Barcelona. Fino a Parigi. E poi Roma, nel prossimo futuro. Parigi che aveva già ospitato i suoi film, Parigi che l’uomo Allen ama moltissimo. Parigi di nuovo invasa dalla famiglia alto borghese americana.

Ripetizione. Ripetizione di atmosfere, soprattutto, ecco cosa rende riconoscibile sin dalle prime immagini un film di Allen. Il rischio però è che il suo cinema resti intrappolato nelle sue stesse manie, nelle sue passioni e citazioni senza che ad esse si affianchi la corposità necessaria a reggere un intero film.

Midnight in Paris non è un brutto film, chiariamoci subito, ma Allen ha fatto di meglio e soprattutto ha impiegato meglio gli elementi costitutivi alla base di questa sua escursione parigina. È chiaro che gli interessa l’atmosfera più della trama e dei personaggi, e non ci sarebbe niente di male, se non fosse che alla lunga la carrellata di miti degli anni Venti, l’incursione dell’arte nella vita – uno dei leit motiv del suo cinema – non diventasse un po’ sterile. Molti personaggi sono messi lì giusto per dire ehi c’è anche Hem c’è anche Scott (per altro due personcine che insieme al solo citato Miller costituiscono i laici protettori di chi scrive). I pochi minuti riservati ad ognuno paventano il sospetto di uno sfrenato citazionismo fine a se stesso, anche se il Dalì fissato coi rinoceronti di Adrien Brody è una delle cose più geniali di quest’anno cinematografico.

Poi è chiaro, è sempre Allen, il che significa che quel certo tipo di fotografia, di pioggia, di idiosincrasie ti fanno sentire a casa come poche altre cose al cinema. E sta qui la vera pietra filosofale di questo signore newyorkese, la capacità di restare – anche nelle prove non del tutto riuscite – all’interno di un mondo autocreato, un mondo di finzione eppure concretissimo che si estende osmoticamente a tutte le cose e tutti i personaggi che ci finiscono dentro: Owen Wilson è uno spettacolare emulo dei tic e delle afasie del personaggio alleniano. Mi sarebbe piaciuto che il mistero onirico del personaggio restasse tale, ma è sempre sterile mettersi a discutere sul cosa avremmo visto al posto di quello che c’è.

E quindi il punto è semplice: sarà la mia dipendenza da questo universo cinematografico, ma un’ora e mezzo in compagnia di una storia raccontata da Woody è sempre tempo ben speso, anche quando c’è qualche intoppo. A patto però che le prossime visioni siano in originale: i personaggi francesi come al solito in Italia parlano comm si fossen en imbescill.

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6 risposte a “Midnight in Paris (Woody Allen, 2011)

  1. perso nel mondo del cinema 16 dicembre 2011 alle 11:22

    Io questo film l’ho trovato adorabile in quanto adoro Woody Allen e Parigi, quindi era inevitabile, ma a livello di scrittura e interpretazioni, era meglio già Basta che funzioni. Non capisco perché tutti i critici del mondo gridino al capolavoro e al miglior Allen degli ultimi 15 anni.

  2. (((CINEMAeVIAGGI))) 18 dicembre 2011 alle 15:00

    Il fatto che si gridi al capolavoro è, forse, dettato anche da alcune precedenti delusioni di Allen. Molti credevano che ormai non avesse più nulla da dire.
    Struttura e interpretazioni a parte, sceneggiatura a parte (molti dicono sia copiata), è lo spirito di Allen ad essere ritornato e la fortuna di aver trovato un suo alter ego in scena, Owen Wilson, un attorucolo da commedie dal quale è riuscito a cavare tanto, davvero tanto!

    MIDNIGHT IN PARIS

  3. Hachi 19 dicembre 2011 alle 18:01

    inutile dire che io l’ho amato alla follia, ma sono di parte.
    e Adrien è meraviglioso 😀

  4. Alessandra 19 dicembre 2011 alle 20:08

    Criticherei soprattutto il doppiaggio della povera Cotillard. Detto questo anche io ho amato moltissimo il Dalì di Brody!

  5. phoebe 19 dicembre 2011 alle 22:31

    A me è piaciuto, l’ho trovato leggero e profondo quel che basta. Concordo sull’orrevole doppiaggio della Cotillard, davvero troppo troppo francese.
    PS. Io già adoro Dalì (come si vede dal template del mio blog) se poi me lo fa interpretare da Adrien Brody… che dire di più?

  6. Pickpocket83 24 dicembre 2011 alle 0:11

    Commento per me sottoscrivibile in toto, dal grande apprezzamento per il rinoceronte al fastidio per quel doppiaggio fasullo!

    Ne approfitto per segnalarti il mio cambio di indirizzo. Cinedrome si sposta da splinder su wordpress. Ed è già tempo di classifiche di fine anno! http://cinedrome2.wordpress.com/2011/12/21/top-20-best-movies-2011/

    Un caro saluto!

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