Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Ultime visioni in un tweet, o quasi

Ultimamente non sono più capace di scrivere recensioni. Per questo blog, almeno. Forse c’entra un po’ il fatto che ormai la community bloggara è in recessione, non si commenta e discute più come prima e questo ti da meno spinta a scrivere delle idee, o anche a fartele venire. Idee che valgano la pena di essere scritte. Va meglio su Serialmente, forse per i compiti assegnati, forse proprio per la discussione che ne nasce, sempre interessante, a volte anche caustica. Ma veniamo al blog, a questa manciata di film visti nelle ultime settimane. Sketches di impressioni. Più che recensioni, tenterò di mettere giù proprio le sensazioni immediate scaturite a fine visione. In ordine d’uscita.

Blood Story. Il film di Afredson mi era piaciuto – anche se non ci ero proprio impazzito – soprattutto per il racconto riuscitissimo del rapporto tra i due quasi-adolescenti e la metafora del vampiro come solitudine di una stagione (perenne per la protagonista) della vita umana. Il remake di Matt Reeves (quello di Cloverfield) è spesso pedissequo, ma senza scadere nell’esercizio calligrafico, perché questo suo inedito New Mexico anni ’80 immerso nella neve è un teatro chiuso, privato, intimo di un’amicizia raccontata con sincerità e partecipazione. Ok la scena di autocombustione non raggiunge l’originale, ma i tentativi di paragoni pedissequi tra opere collegati sono seccanti e inutili. Mi sento sporco anche solo per aver citato quello. Certo poi qualcuno ci spiegherà il senso di tradurre Let me in, titolo anglofono, con un altro titolo sempre anglofono per un Paese neolatino. Mah.

Arrietty. Resto dell’idea che i film dello studio Ghibli, specie se sceneggiati (e ancor più ovviamente se diretti) da Miyazaki, non vadano recensiti. Qualsiasi chiacchiera li impoverisce, perché sarebbe impossibile esprimere a parole la pure poesia di quelle immagini, di quelle storie. La curiosa amicizia al centro del film è sottesa in un racconto sospeso tra vita e morte, presentato con un piglio più spostato sulla zona adulta ma che conserva intatta l’armatura della visione infantile. L’idea non è originale, ma tratta da un romanzo inglese per ragazzi, eppure l’occhio di Hiromasa Yonebayashi soffia la magia della Ghibli in ogni fotogramma, negli incontri cromatici, nel tratto del disegno, negli occhi grandi dei personaggi, che ci fanno palpitare come quando avevamo cinque anni. A me quell’idea degli sgraffignatori, quei volti, quei personaggi in miniatura sono entrati nel cuore e nel cervello come poche altre cose quest’anno. Lo studio Ghibli è una factory che riesce a mantenere la freschezza e l’unicità dell’autorialità.

Melancholia. Note dolenti. La farò breve perché mi sono pure appisolato durante la visione e quando uno si annoia al punto da appisolarsi a rigore non dovrebbe neanche scriverla la recensione, o l’impressione. Mai stato un gran fan di von Trier, forse giusto per la trilogia in fieri sull’America. Mi spiace scrivere male di Melancholia perché vi recita una straordinaria Kirsten Dunst, perché c’è Eric Northman Alexander Skarsgård, perché c’è Keifer Sutherland che ho apprezzato molto, ma c’è pure Charlotte Gainsbourg, che io proprio non la reggo e guardandola qui mi sono reso conto che un altro dei motivi che me la rendono indigesta è quel suo prognatismo da australopiteco. Visioni sinfoniche, molti silenzi, molta noia, Cetto Laqualunque direbbe ddu cugghiuni accussì. Troppa puzza di intellettualismo, di silenzi carichi di significati, di dialoghi da strapparsi le orecchie, troppa melancolia, troppa depressione, troppi bergmanismi. Troppe cose che non mi scendono.

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2 risposte a “Ultime visioni in un tweet, o quasi

  1. iosif 1 dicembre 2011 alle 21:49

    ops, melancholia e arrietty io li vedo meglio a giudizi invertiti.

  2. Francesco 10 dicembre 2011 alle 1:14

    Ciao,
    sono Francesco Califano, direttore del blog LaNostraTv.it
    Ti interesserebbe valutare la possibilità di collaborare con il nostro blog? Siamo infatti alla ricerca di redattori per ciò che concerne alcune serie tv americane e tu saresti perfetto.
    Spero ti vada di parlarne meglio…
    Ti lascio la mail alla quale puoi contattarmi: info@lavorare-spettacolo.com

    A Presto,
    Francesco

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