Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

This must be the place (Paolo Sorrentino, 2011)


Cheyenne, ex popstar di successo, vive da trent’anni recluso in Irlanda, ormai preda della depressione del ricco. La morte del padre lo costringerà a muoversi e ad andare a New York, dove scoprirà che fino all’ultimo il vecchio aveva tentato di rintracciare il suo aguzzino nei campi di concentramento. Inizia allora per il figlio un percorso che lo porti a completare l’opera paterna.

Per il suo esordio negli USA Paolo Sorrentino si inserisce in un genere tipico di quella cinematografia e come sempre fa sentire la sua presenza, nel territorio (interno) americano sbizzarrendo la sua macchina da presa e mettendo a dura prova l’abilità di Luca Bigazzi che risponde con una fotografia splendida.

Contrariamente ai film precedenti, siamo in un territorio più vicino alla commedia (agrodolce, specie nel primo tempo) e la regia compensa una sceneggiatura più classica, non circolare, più banale che tuttavia aderisce all’idea sorrentiniana di un film in cui non sia la “trama” a dominare ma il personaggio e la sua evoluzione.

Sorrentino è di casa in America, il suo stile ha più debiti con quello statunitense che con quello italiano. La grammatica del suo cinema, i movimenti sinuosi, l’abbondare di carrelli, di piani sequenza e zoomate, in uno stile in perpetuo movimento – come il protagonista – è forse l’unico esempio in un cinema italiano (tradizionalmente, non solo oggi) molto più attento alla composizione del quadro, alla disposizione di ciò che sta dentro piuttosto che al movimento che deve portarlo da un luogo all’altro.

Pubblicata su Loudvision.

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3 risposte a “This must be the place (Paolo Sorrentino, 2011)

  1. cinemasema 1 novembre 2011 alle 11:44

    “…ciò che sta dentro piuttosto che al movimento che deve portarlo da un luogo all’altro”.

    Riflessione che condivido in pieno. Infatti apprezzo molto il cinema di Sorrentino. Dopo il Divo però mi sono abituato male perché cercavo in questo film un passo “ulteriore”. Infatti prima di scriverne ho deciso di rivederlo.

  2. noodles 1 novembre 2011 alle 15:40

    Certo non siamo ai livelli del Divo (e neanche delle Conseguenze dell’amore), ma l’ho apprezzato lo stesso. sarà anche una questione personale, quando un personaggio ti tocca come dire..

  3. Paola 29 novembre 2011 alle 0:09

    Emblematica la frase di chiusura del film,messa in bocca al padre tanto cercato “Ci son molti modi di morire. il peggiore è da vivi”. ne ho fatto lo spunto di un mio lavoro . E’ un film sulla ricerca di una rinascita, attraverso, freudianamente, la ricerca del padre. Non riuscitissimo, ma molto interessante. Sorrentino per me, uno dei migliori registi italiani.

    Ciao Paola

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