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Solo il mio modo di vedere le cose

La pelle che abito (La Piel Que Habito, Pedro Almodòvar, 2011)

Più o meno alla metà di La pelle che abito l’intreccio sembra biforcarsi in due racconti diversi e disomogenei, a causa di un lungo flashback cerniera che se rischia di confondere un po’ lo spettatore è anche il fulcro dell’intero film. Cerniera, cucitura, fessura aperta e richiusa, simbolo extratestuale di una sessualità femminile ricercata e ricreata come in molti altri film di Almodòvar. Il regista come al solito si nutre di altro cinema (specie quello americano degli anni ’50), apertamente citato, e soprattutto di generi diversi. In questo caso il prediletto melò si apre per inglobare al suo interno il thriller e l’horror,  senza risparmiarsi il ricordo di qualche eccentricità degli esordi, rappresentato qui anche da Banderas, di nuovo col maestro e sodale dopo vent’anni, nel ruolo glaciale di un uomo alla ricerca di vendetta. Un tema che però nel corso del film subirà le stesse metamorfosi cui sono sottoposti (sia interiormente che esteriormente) tutti i personaggi almodovariani, al punto che all’ultimo è quasi difficile discernere vittime e carnefici, carcerieri e prigionieri – anche perché esiste una prigionia fatta di mura e porte e una di ricordi e ferite mai chiusi. E quando il confine tra gesto d’amore e perversione ossessiva viene violentato e rotto, è inevitabile che sgorgherà del sangue.

Certo, non tutto fila proprio liscio. I difetti ci sono e si vedono – a cominciare da una certa disorganicità della materia – ma la magia del cinema di Almodòvar rivela ancora una volta la sua stupefacente coerenza, riuscendo a mettere insieme personaggi e situazioni al limite dell’eccesso e del ridicolo senza (quasi) sbandare, alla ricerca di una nuova pelle per il suo cinema che lasci però sempre intravvedere al di sotto il passato che l’ha condotto fin qui.

Nel ruolo della protagonista ci doveva essere Penelope Cruz, ma Elena Anaya – una femminilità peraltro molto simile a quella della “musa” – non la fa rimpiangere in alcun momento.

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2 risposte a “La pelle che abito (La Piel Que Habito, Pedro Almodòvar, 2011)

  1. Il Bollalmanacco di cinema 30 settembre 2011 alle 16:43

    L’ho visto ieri sera, un pugno nello stomaco che non mi è affatto dispiaciuto anche se conosco poco Almodóvar.
    Lei poi è semplicemente stupenda!

  2. perso nel mondo del cinema 7 ottobre 2011 alle 18:55

    Un’enorme delusione dovuta forse a troppe aspettative (non mi fidavo in effetti delle stroncature).
    L’impianto visivo è stupendo, a differenza dei suoi film d’esordio, ma quello narrativo/contenutistico è decisamente scarso, sempre a differenza dei suoi esordi. Diciamo che il mix di toni non gli riesce più così bene e i personaggi sono vuoti!

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