Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Carnage (Roman Polanski, 2011)

Trarre un film da una piece teatrale è rischioso: si può essere finire nel teatro filmato, ma nelle mani di un grande regista si ottiene un distillato perfetto della crudeltà umana. Carnage è capolavoro di claustrofobia borghese che non rinuncia allo sberleffo (auto)ironico, alla precisa volontà di prendere in giro lo spettatore (un certo tipo di spettatore almeno) spostando di continuo – all’inizio del film – i suoi personaggi, dall’interno dell’appartamento al pianerottolo, in un gioco di perverso stillicidio, come volesse sottolineare e ostentare il meccanismo anziché celarlo.

La concentrazione degli spazi, l’unità di luogo, l’ammassare i quattro personaggi in un’unica stanza è proprio la base del film. Se le due coppie fossero uscite anche solo per un attimo, prendendo una boccata d’aria, l’intero castello non sarebbe esploso, perché è proprio la coercizione coabitativa di un nucleo di persone diverse che scatena il massacro rompendo il paravento dell’incontro civile. Come in una strategia di gioco i piani si intersecano continuamente, le coppie dallo schematismo frontale originario continuano a ruotare e variare le loro posizioni (e lo spazio combacia con l’opinione), creando e disgregando alleanze e discordanze (prima coppia contro coppia, poi i mariti contro le mogli e così via).

Si brucia sull’altare dello scontro dialettico l’intero pantheon degli ideali borghesi, dall’amore per i figli a quello coniugale, a suon di risate amare e liberatorie. I minuti del film si accaniscono con sempre maggior furore contro le buone intenzioni delle famiglie alto-borghesi, scheggiando via la patina di (falsa) civiltà fino a vomitare fuori (letteralmente) gli istinti più violenti. E il coraggio del film sta nel lasciare tutto in sospeso, nel sollevare una bufera di problemi senza cercarvi soluzione, ma anzi applicandovi una coda beffarda (unica sequenza, come per l’incipit, ambientata fuori).

Cast di stelle e senza nulla togliere alle donne i miei preferiti restano l’accomodante buonista di John C. Reilly in un ruolo agli antipodi dai suoi soliti e il “solito”, gigantesco, cinico Cristoph Waltz cui basta alzare un dito per esprimersi da grand’attore.

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2 risposte a “Carnage (Roman Polanski, 2011)

  1. carlo 26 settembre 2011 alle 10:14

    caro, mi permetto di scrivere che:
    nel primo rigo c’è un errore;
    abbondi di parentesi;
    periodi troppo lunghi;
    insomma recensione buona nei contenuti ma troppo aulica nello stile.
    tst
    carlo

  2. cinemasema 7 ottobre 2011 alle 20:23

    Un film girato con grande maestria. Infatti gli spostamenti degli attori sul set sono perfetti, quasi matematici eppure “abbandonati” allo scorrere “casuale” della loro schermaglia in corso. Cinema, cinema, cinema.

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