Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (Di Renjie Zhi Tongtian Diguo, Tsui Hark, 2010)


Risultato felice di un sincretismo culturale e filosofico, Detective Dee accoglie sotto il segno del wuxia i più classici elementi del giallo whodoneit e del soprannaturale, con la discesa in una città sotterranea di reietti che sembra uscita dall’Inferno dantesco. La riuscita dell’opera è da spartirsi in un netto 50/50 tra il regista e gli attori principali. L’intento di Tsui Hark  è di dare spettacolo e la prova è riuscitissima: in due ore non c’è un attimo di tregua per lo spettatore attratto nel turbine del mistero con una sequenza di autocombustione umana all’interno della gigantesca statua del Buddha (prima stazione di un intersecamento di suggestioni diverse, con tanto di generale romano che parla latino).

Il seguito si srotola all’ombra della storia cinese, usata sì come semplice battistrada per narrare il giallo, ma anche evocazione di un potere che mentre incarica il nostro detective di smascherare il colpevole dei delitti è al contempo il simbolo di una ferocia ancor più grande, perché su vasta scala, contro chiunque tenti di opporvisi. È un’ambiguità che apparitene anche al nostro protagonista e al resto dei personaggi, così che la ricerca del colpevole da parte dello spettatore è continuamente solleticata, ma quasi impossibile da risolvere.

E il fatto che sul trono stia per salire un’imperatrice (una Carina Lau che mantiene fino alla fine una doppiezza ferina e accomodante), prima e unica della storia cinese, non suggerisce per forza un racconto di rivalsa di ruoli, quanto più il perpetuarsi di un atteggiamento repressivo. Eppure l’androginia, l’ambiguità, il rapporto fra i sessi ha larga parte nel film e si traduce nei suoi momenti migliori: dalle iniziali baruffe tra Dee e Jing’er (splendidi Andy Lau e Li Bingbing) ai duelli di spada che omaggiano il genere wuxia, ma al tempo stesso lo contrapputano con una sottile (auto)ironia. Ci vuole un attimo, un cambio di inquadratura, uno spostamento di luce, per mostrare i fili dietro l’apparente invincibilità umana e la sua sovrannaturale capacità di volare.

Volendo proprio cercare il pelo nell’uovo c’è un po’ di freddezza di troppo che tende a frenare sequenze altrimenti più sentiti, ma è poca cosa.


Note

  • Alla prima apparizione Andy Lau sembrava il fratello di Oh-Daesu.
  • Il generale romano parla latino e con mio grande orgoglio son riuscito a capire cosa dicesse senza guardare i sottotitoli. Si è fatto notare l’uso personale di videor. Fa sempre uno strano effetto ascoltare il latino parlato. Ce l’abbiamo avanti per tanti anni (e nel mio caso, a vita) eppure poi magari l’abbiamo sentita parlare sì e no una manciata di volte.
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3 risposte a “Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (Di Renjie Zhi Tongtian Diguo, Tsui Hark, 2010)

  1. iosif 29 agosto 2011 alle 10:52

    e insomma, il titolo mi frena, ma finisce che questo film me lo devo vedere.

  2. ava 26 ottobre 2011 alle 14:27

    fa uno strano effetto vedere un centurione romano arrivare in cina nel 690 dC quando l’impero romano cade nel 476: ducento e passa anni di viaggio? 😉

  3. noodles 26 ottobre 2011 alle 20:03

    In effetti sì. anche a voler pensare a un generale dell’epoca barbarica… ma siamo comunque troppo avanti, temo.

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