Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

American comedies

Il pregio maggiore di Hot tub time machine è quello di raccontare un paradosso temporale (tre amici e il nipote di uno di loro fanno un salto indietro negli 80s) prediligendo comunque l’aspetto comedy e rinunciando in partenza a escamotage troppo triti e volgari che sembrano quasi d’obbligo ogni volta che il cinema americano racconta di un gruppo di amici in vacanza. Tuttavia, i pregi del film di Steve Pink si fermano anche un po’ qui: la storia, col passare dei minuti, tende a instradarsi su binari fin troppo risaputi e politically correct, con un finale che più ammeregano di così non si può. Un’opera senza infamia e senza lode, la cui battuta più divertente ha a che fare col metro di paragone adottato da uno dei nostri amici per capire se effettivamente sono nella decade del cotonato: What color is Michael Jackson? Fa piacere comunque la presenza di Lizzy Caplan.

 

Tutt’altra storia per Cedar rapids in cui Miguel Arteta dimostra come sia possibile ragionare su (apparenti) stereotipi della cultura e soprattutto della commedia americana senza tracimare. Protagonista l’Ed Helms delle Notti da leoni, nel classico ruolo del (quasi) quarantenne fermo a uno stadio di ingenuità e impaccio adolescenziale (specie nei rapporti sentimentali: va a letto con la sua ex insegnante Sigourney Weaver) in trasferta (tramite la sua agenzia di indennizzi) in un piccolo centro dell’Iowa, che per uno stanziale come lui è una rivoluzione. Qui, nonostante la sua goffaggine, stringerà amicizia con un un gruppo di gente irresistibile, ma – ed è uno dei pregi del film – anch’essi a loro modo stralunati e sfigati, come John C. Reilly, Anne Heche (che son stato tutto il film a dire ma questa la conosco, chi è chi è e l’ho scoperto solo guardando sul web) e soprattutto Isiah “Sheeeeit” Whitlock Jr che si produce in «a very convincing Omar from the HBO programm The wire» citando dunque indirettamente anche se stesso in una di quelle strizzate d’occhio metalinguistiche che ci piacciono assai*. Senza contare che ormai sembra che il capolavoro di David Simon sembra a seguirmi ovunque. Ma tornando a Cedar rapids, per me è stata una vera sorpresa. Niente da strapparsi i capelli, ma certe volte è bello anche solo godersi una bella commedia che ha il pregio di intrattenerti per un’ora e mezzo riuscendo anche a sbozzare qualche carattere che sotto la patina del cezzeggio dimostra una realtà umana ben più spessa, in cui tutti noi possiamo trovare qualche consonanza scovando tra i vari momenti della nostra vita.

*

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Una risposta a “American comedies

  1. Alessandra 15 luglio 2011 alle 23:41

    Sono d’accordo sul finale di Hot tub time machine, però forse l’ho gradito un pelino più di te il film. La battuta su Michael Jackson è epica.

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