Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il professor Noodles

Dalla fine di giugno (e fino a mercoledì) sto insegnando in una scuola superiore di San Giorgio a Cremano, per un corso di recupero per gli alunni col debito di italiano (trovato grazie a Delizia). Ero arrivato col timore di trovarmi di fronte una platea di ignorantoni e caproni refrattari a qualsiasi bisbiglio della lingua dantesca, invece ho trovato otto alunni (pochi, il che è ottimo per lavorare bene) partecipi, ansiosi di imparare, creativi, che partendo dai testi offerti riescono ad elaborare le proprie opinioni.

Ci stiamo focalizzando soprattutto sull’analisi testuale, sulla divisione in sequenze e sul riassunto. Certe volte dico (anche a Delizia) è buffo, mi pagano per un lavoro che adoro fare. Eh già, perché in fondo il sogno di chi ha passato anni a studiare scrittori e poeti nostrani, è quello poi di presentarli ai più giovani e tentare – se vi si riesce – di passare loro l’amore e il rispetto che ha per loro. Avendo sempre avuto il timore di non riuscirci, quando invece vengo smentito è una doppia vittoria.

Devo dire che son fortunato però. Sia nei due PON fatti alle elementari che in questo ho sempre trovato classi molto volenterose. Perché, parliamoci chiaro, se hai di fronte dei muri, hai voglia a parlare, ti torna indietro l’eco intatto. Invece qui ne è tornata indietro di roba, risposte, reazioni, discussioni. A volte, il che forse è anche più bello, anche cose che neanche avevo previsto.

Oggi è stata una lezione davvero interessante. Capisci cosa vuol dire imparare dagli alunni, continuare a scoprire mondi e modi di leggere e interpretare i testi. Per un caso del tutto fortuito (dovevo scegliere due testi molto brevi) ho portato un estratto da La tregua di Levi (Hurbinek) e un brevissimo flash fantascientifico di Fredric Brown. Senza volerlo durante la discussione si è riusciti a portare un parallelo tra due testi che apparentemente più diversi non si potrebbe trovare: l’uno autobiografico, l’altro pura invenzione a ventimila anni luce, l’uno come testimonianza dell’orrore storico, l’altro metafora di una guerra mai esistita. I ragazzi sono riusciti a tracciare paragoni, a ragionare sui punti comuni, sulla riflessione della violenza insita nell’uomo, in quel concetto hobbesiano dell’homo homini lupus. Con un minimo indirizzamento da parte mia hanno tracciato un diagramma che partiva dai due testi per addentrarsi nella storia e nella sua rilettura cinematografica (Benigni, Schinlder’s list), con un’analisi precisa delle parole usate dagli autori presi in considerazioni, sul silenzio di Hurbinek, sulla sua “assenza” morale, psicologica, verbale e dunque anche esistenziale, e su quella frase finale, un’epigrafe terribile e bellissima, un nuovo spunto per ragionare sul valore della letteratura come testimonianza.

Nei giorni scorsi abbiamo letto, nell’ordine, delle favole di Esopo, I giorni perduti di Buzzati (uno dei miei racconti del cuore che porto sempre a scuola per il suo perfetto bilanciamento di fantastico e realismo, tra elemento magico e melanconia esistenziale), due storie di Marcovaldo – Funghi in città e Il piccione comunale (anche per dar loro un senso di continuità stilistica applicata in due prove diverse, ossia due racconti diversi in cui poi gli alunni hanno ritrovato gli elementi comuni, sia strutturali che psicologici, nel senso di una più precisa definizione del protagonista); poi è arrivato Verga con un personaggio famoso della sua Vita dei campi.

Posso dire che discutendo con loro di questi testi io stesso ho potuto scoprire aspetti nuovi di autori che leggo da anni, ho trovato dietro alcune frasi, espressioni che sono quasi marchiate a fuoco nella memoria, nuove porte, nuovi sentieri. E non c’è niente di meglio che incamminarsi per quelle viuzze in compagnia di una classe attenta.

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2 risposte a “Il professor Noodles

  1. Giulio 25 luglio 2011 alle 9:14

    Avessi avuto anch’io insegnanti di italiano così sentiti, ho avuto la sfortuna di avere a che fare con gente ortodossa e vecchia scuola, che cercava il dialogo ma alla fine non accettava altre opinioni all’infuori della sua. Dev’essere una bella sensazione.

    PS non avrei mai immaginato che potessi avere l’età per insegnare! 😀

  2. Vlao 31 luglio 2011 alle 10:33

    E’ una grossa soddisfazione capire che il proprio lavoro produce risultati… per qualsiasi lavoro si tratti, ma soprattutto per quelli che coinvolgono le persone…

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