Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Mildred Pierce (HBO, Mini-series, 2011)

Un romanzo di successo già portato sullo schermo in un film che celebrava il talento di Joan Crawford, ma non avendo letto il primo né visto il secondo partivo del tutto vergine e bianco di fronte a questo progetto che per qualche motivo non mi entusiasmava più di tanto. Mi sembrava la classica miniserie per cui tutti stanno lì in attesa a sbavare e io ero l’unico che dicevo tranquillo, be’ vedremo, ma senza troppe campane.

Eppure il materiale c’era. Anche escludendo l’attesa sobillata dal confronto – che mi escludeva a priori – con i precedenti formati, ma venendo al caso specifico parlavamo pur sempre di una miniserie HBO, diretta da Todd Haynes, interpretata – tra gli altri – da Kate Winslet, Melissa Leo, Evan Rachel Wood e Guy Pearce. Eppure il prodotto è estramamente medio. Non brutto, si noti, ma medio. Il neoclassicismo di Haynes qui si avvicina pericolosamente a un classicismo calligrafico, di ottima fattura ma senza guizzi. La Winslet resta una grande attrice, ma ha fatto di meglio – e in questo caso non le si può dare neanche troppo addosso: è il materiale di partenza che non offre molte vie d’uscite, la sua Mildred è un personaggio troppo passivo, un po’ ripetitivo. E il plot ha lo stesso problema: tutto si snoda con troppa prevedibilità, urla e drammi compresi. Vengono così oscurati anche i (molti) aspetti positivi della miniserie, a cominciare dal modo – tenero e realistico insieme – con cui è raccontato il rapporto tra Mildred e il suo ex marito fedigrafo.

Il vero problema è che qui la laccatura sovrasta il sentimento. Ottima fattura, ma senz’anima, con l’aggravante di un intreccio troppo meccanico, che polverizza il binario principale-originario per montare su questo scontro madre/figlia fin troppo caricato, che fa molto soap. In certe sequenze si insegue con tale insistenza la lacrima che per assurdo la miniserie si raffredda ancora di più, dando la sensazione che ciò che stiamo osservando sia sotto una teca. Raffinata, ornata, lucida, ma senza vero ossigeno.

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2 risposte a “Mildred Pierce (HBO, Mini-series, 2011)

  1. UnoDiPassaggio 1 maggio 2011 alle 15:06

    Per una volta assolutamente in disaccordo. E devo dire che non capisco (o forse sì le capisco ma non le condivido affatto) le critiche piovute su questa coraggiosa miniserie, dalla “noia” alla “freddezza”. Secondo me l’operazione di Haynes è sottilissima e dunque spiazzante, non un melodramma (come tutti si aspettavano) né un noir (per chi era legato alla versione cinematografica di Curtiz “soggiogato” dalla Crawford, versione tra l’altra ben lontana sia da questa che dal romanzo originale) ma più semplicemente, o forse dovrei dire “più difficilmente”, un puro dramma. Sociale e per ovvia e spietata derivazione anche sentimentale. Con una cura del dettaglio che, pur nella ricchezza scenografica del period movie, scansa il calligrafico per arrivare alla rude sostanza delle cose. Mildred non è una martire né una santa né una madre perfetta. E’ una donna che decide a un certo punto di vivere la vita che vuole, da donna con un corpo di donna e una testa di donna che è ANCHE ma non solamente madre e moglie e amante. E ciò non è semplice da accettare, nella società degli uomini, e delle donne, incasellati/e negli obblighi dei propri prefabbricati ruoli. In più sequenze perfette per tempi e climi emotivi come ad esempio quella della “mutazione” di Mildred da cliente a cameriera dello stesso diner mi spingono all’applauso più che soddisfatto.

  2. noodles 1 maggio 2011 alle 16:54

    Sulla cura del dettaglio e della forma, non c’è dubbio. Il fatto è che a me questa cura ha dato un senso di asfissia, di acqua stagnante.
    E’ curioso perché per molti versi sono d’accordo anche col tuo commento. Il problema è di spirito proprio, di ricezione. Tutti questi elementi non mi hanno comunicato molto da un punto di vista empatico.

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