Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Habemus Papam (Nanni Moretti, 2011)

Cinque anni fa Moretti raccontava di un vorace caimano alla ricerca di potere illimitato. Oggi riflette su un uomo che vuole sottrarsi all’onere della guida, temendone le responsabilità. Habemus Papam, così, ancor più del progetto precedente, si rivela un film intimista, che fugge però ancora una volta dalla facile via del monito satirico.

Il film si muove su due binari, due storie, due generi. Da un lato il dramma intimista di un papa che vaga per Roma alla ricerca di sé, fuggendo da una responsabilità che non lo riguarda; dall’altra la prigionia tragicomica di uno psicanalista ateo tra le mura (reali) della Fede. Moretti ragiona sugli spazi, tra aperto e chiuso, tra libertà e obblighi formali, rifiuta intelligentemente di addentrarsi tra problemi teologici e punta tutto sulla coscienza, sull’uomo invece che sulla figura. La fede del cardinale Melville non vacilla; è la sua coscienza che lo tormenta, l’incapacità di assumere un ruolo che non sente – e come lui tutti gli altri cardinali. Viene così ribaltato con un’ironia carica d’umanità lo stereotipo degli intrighi machiavellici che giacciono dietro una qualsiasi elezione; al resto ci pensa l’interpretazione superba di Michel Piccoli, che parla poco – e per fortuna non doppiato – e tratteggia con sguardi smarriti e indimenticabili un personaggio tormentato, che siede accanto allo spettatore invece di guardarlo dal pulpito di San Pietro. Moretti lo sveste letteralmente, lasciandolo per buona parte del film in vesti non togate, sottolineando la preminenza del cruccio dell’uomo sulle responsabilità clericali. Le sue peregrinazioni alla ricerca della propria infanzia e delle aspirazioni giovanili, del teatro e di Cechov sono il meglio del film, frenato invece dalle scene più “morettiane” all’interno del Vaticano, scandite da improbabili tornei di pallavolo tra i cardinali sotto la rigida supervisione dello psicanalista trovatosi senza paziente. Sono sequenze che sfociano a volte in scelte di dubbio gusto (quella al rallentatore), ma al tempo stesso acquistano l’investitura metaforica dell’intero film: ogni cardinale vuole solo passare la palla a un altro, nessuno vuole assumersi la responsabilità di tirare oltre la rete.

Sebbene si siano sprecate – chi ne dubitava? – le letture “politiche” da parte della stampa nostrana, come se Moretti dovesse per forza parlare ogni volta dell’Italia e della sua crisi nell’amministrazione del potere, Habemus Papam pone in realtà l’accento sulla crisi privata, benché condivisa, su una depressione generata da una vita passata a seguire un ordinamento di regole abdicando alle proprie aspirazioni. Ed è qui che il film e il suo protagonista si assumono le proprie responsabilità senza gettare la risposta nel calderone dell’anticlericalismo: la crisi è privata e privatamente va risolta (in un finale che gioca volutamente con la suspense e il coup de théâtre), il conflitto è all’interno dell’uomo e non dialetticamente opposta alla fede.

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6 risposte a “Habemus Papam (Nanni Moretti, 2011)

  1. Souffle 22 aprile 2011 alle 7:11

    Ottimo pezzo Noodles, davvero. Sei tra i pochi che ho letto che hanno cercato di andare oltre la patina della lettura facile. 🙂
    Io, sebbene non entusiasta, sto recuperando il mio favore per la pellicola. E più ci ripenso più vado con la mente a Palombella rossa. Un saluto, buona giornata!

  2. noodles 22 aprile 2011 alle 14:35

    Grazie, souffle. Devo dire che seppure non deluso dalla pellicola, la sua spaccatura troppo netta tra generi e intrecci non mi è andata troppo giù.

  3. steutd 25 aprile 2011 alle 17:16

    ottimo pezzo davvero… quasi quasi lo rivaluto anch’io 😀
    per me, un po’ farraginoso e buonista e poi non perdono la pastoia cechov che mi ha tanto ricordato gli sceneggiatori intellettualoidi di boris il film. poi – credo unico – ho odiato piccoli, una prestazione – almeno per me e umilmente – ovvia e scontata

  4. noodles 27 aprile 2011 alle 20:06

    grazie steudt. be’ è strano come le impressioni poi siano così soggettive, ed è anche il bello dei blog e delle opinioni: a me Piccoli è piaciuto tantissimo.

  5. emmeggì 3 maggio 2011 alle 10:16

    Per me è troppo concettuale e tirato per i capelli (senza riferimento ai collegamenti, pretestuosi anch’essi, alle vicende politiche d’italia). Poi, i gusti son gusti…(azzeccato il collegamento a Palombella Rossa).
    Complimenti per il blog. Ti metto nella mia “best list” e invito a ricambiare la visita!
    Emmeggì

  6. cinemasema 3 maggio 2011 alle 22:03

    Anche per me un ottimo post che mi induce a rivedere le mie priorità. Infatti avevo deciso di rimandare la visione (sono costretto a fare una cernita causa il pochissimo tempo disponibile). Evidentemente una decisione affrettata.

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