Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Peanuts

Un paio di mesi fa ero con Delizia nella Feltrinelli nel mezzo di una delle tante razzie che amiamo fare in quel luogo di perdizione monetaria, quando a un certo punto lei in modo del tutto innocente decise di comprare un paio di libriccini dei Peanuts senza ovviamente immaginare le insane conseguenze di quel gesto: una superpulce rotante nel mio orecchio-cervello. Non immediatamente, ma insomma il germe era stato piantato e nei giorni successivi non potevo fare a meno di ripensarci. Di pensare, ad esempio, al mio senso di colpa nei confronti dei fumetti, una sfera che non conosco affatto, e da cui pure continuo a stare lontano.

Come mai mi direte? La spiegazione è la risultanza dell’acquisto di Delizia. Decisi che dovevo leggere Schultz, che non potevo – a trent’anni passati – essere ancora ignorante sull’argomento. Risultato: negli ultimi mesi ho fatto acquisti eccessivi e compulsivi di Peanuts. Perché questo è il mio difetto: se inizio a leggere qualcosa, uno scrittore, un fumettista, scoperchio un vaso di Pandora, voglio leggere tutto, avere una visione completa del suo mondo, specie in casi come questo in cui già sospettavo – ancor prima di comprare un solo volumetto – che ne sarei stato inghiottito.

La classica voragine in cui ci si tuffa a capofitto, che è anche l’unico modo per godere totalmente del mondo dei Peanuts. Come scrive Umberto Eco non si «potrebbe mai scoprire la forza di questa “poésie ininterrompue” leggendo solo una o due, o dieci storie, ma solo dopo essere entrati a fondo nei caratteri e nelle situazioni, poiché la grazia, la tenerezza o il riso nascono solo dalla ripetizione, infinitamente cangiante, degli schemi, nascono dalla fedeltà all’ispirazione di base, e richiedono al lettore un atto continuo e fedele di simpatia».

Esplorando questo mondo si viene a contatto con le personcine, con i bambini di Schultz che analizzano la realtà secondo coordinate che sono di noi tutti, adulti, lette però sotto la lente dell’infanzia, di un’infanzia “filosofica”, ma pur sempre infanzia. Si può ammiccare ai chicchi di inaspettata saggezza snocciolati da Linus, ci si sente meno soli di fronte al senso di inadeguatezza di Charlie Brown, radiografia di un cuore puro, normale, bersagliato dalle regole di un mondo fatto fuori misura per lui e che spesso si incarna nella figura pragmatica e scorbutica di Lucy. Il mondo dei Peanuts è miracolosamente sospeso tra la realtà e il suo riflesso ironico-metaforico: la “saggezza”, le “problematiche”, le “ansie” adulte sono al centro delle loro discussioni, espresse con un realismo travasato dentro una psicologia infantile. L’opposizione trova però la sua ri-composizione nella mente del lettore che riconosce se stesso in quello spaesamento e la mostruosità di un mondo che ha intaccato alla base persino i bambini. Il tutto a suon d’ironia, miccia di un reattore di poesia.

Ecco perché è così semplice ritrovare se stessi in questi bambini. Nel mio caso poi, la strada è spianata. Se c’è una cosa che mi piace è trovare degli alter ego, figure fittizie che mi tengano compagnia nelle scelte, nei pensieri, nei ragionamenti. Finché la cosa non ha coinvolto anche Delizia fino a creare una specie di pantheon laico e condiviso di divi e personaggi, che per un modo o per altro abbiamo eletto ad alter ego.

E dunque dopo Noodles, dopo Kurtz, dopo JD, dopo l’amato dark passenger e altra gente di cui probabilmente mi sarò dimenticato, devo fare largo a Snoopy (che poi in concomitanza con Lucy forma un’altra delle coppie-alter ego che condivido con Delizia). Il cagnolino di Charlie Brown è il personaggio che durante le strisce subisce l’evoluzione maggiore (dalle quattro zampe alle due zampe, dai pensieri alla scrittura, alla folla di alter ego), con le sue nuvolette pensierose, riempite di incipit di favolosi romanzi (Era una notte buia e tempestosa), consigli per umani e cani, emulazioni di scrittori, e la sua pigrizia, la divertente dicotomia di un essere che vuole proporsi come raffinato e intelligente ma che ha poi come imperativi fondamentali la ciotola del cibo e il sonno. Quanto dorme Snoopy! E forse lo si deve benedire per questo, perché “dorme” e soprattutto sogna anche da sveglio. E da lì nascono il famoso aviatore della Prima Guerra Mondiale, l’avvocato (con tanto di bombetta e papillon), l’avvoltoio, Joe Falchetto e via discorrendo. Ma, lo confesso, è quando il beagle sale sulla sua cuccia portandosi dietro la sua macchina da scrivere che impazzisco. Specie quando c’è anche il suo assistente/amico/segretario Woodstock.

Per fortuna ho ancora un buon numero di volumetti da acquistare e ancora una bella manciata di ore da trascorrere insieme a Charles M. Schultz e alle sue impagabili personcine.

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2 risposte a “Peanuts

  1. Marcello 17 marzo 2011 alle 15:37

    Sempre Umberto Eco in Apocalittici e integrati definiva i Peanuts un’enciclopedia delle debolezze contemporanee. Definizione calzante e giusta. Sono un mondo poetico e filosofico, fatto di tenerezza e senso dell’umorismo, sempre in maniera intelligente.

  2. noodles 22 marzo 2011 alle 20:29

    Tenerezza e umorismo. ecco, questi sono i poli della poetica di Schultz, che considero – come dice Eco – un poeta.

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