Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Notte buia, niente stelle (Full Dark, No Stars, Stephen King, 2010)

Non leggevo qualcosa di King da On Writing. E del King narrativo, da Mucchio d’ossa. Negli ultimi anni l’avevo un po’ tralasciato, in seguito anche a giudizi sulle ultime opere letti un po’ ovunque non proprio lusinghieri. Ma in occasione del cambio in sede di traduttore, dallo storico Dobner a Wu Ming 1, mi son detto torniamo al Re.
Notte buia, niente stelle lo sanno tutti raccoglie quattro racconti lunghi o quattro romanzi brevi, settore in cui King ha sempre eccelso. E in effetti il fascino c’è. Il Re è tornato, per dirla con una battuta. Difficile stabilire se c’entri anche la traduzione o solo la traduzione, ma le quattro storie qui raccolte riportano senza dubbio alle atmosfere perfette e malsane della miglior penna del loro autore. Opere che fanno ben sperare per il futuro, eccezion fatta per Maxicamionista: scritta col piede sinistro, piena di incongruenze, dalla scrittura sciatta e una caratterizzazione superficiale con inverosimiglianze risibili (la nostra vendicatrice praticamente sostituisce la sua logica alla logica naturale delle cose e pretende che la prima si identifichi con la seconda). Che forse la sua vena creativa non s’è del tutto esaurita?
Solo nel racconto più breve, La giusta distanza – che fra le altre cose ci offre il piacere di tornare a Derry – è presente l’elemento fantastico, per il resto le storie di questo libro evocano un orrore che appartiene del quotidiano, che serpeggia tra le assi della cucina, tra le scale di una villa o dietro uno scatolone nel garage. King rinuncia anche alla metafora e gioca scopertamente su quello che da quasi quarant’anni è il suo credo: non c’è bisogno di andare in Transilvania, di scovare castelli ammuffiti, i mostri li trovi al supermercato, per strada, in casa. I mostri sono i nostri vicini, i nostri parenti.
Curioso che Un bel matrimonio ragioni su delle dinamiche che sono proprie di serial moderni. Eh, sì, parliamo di Dexter. E non per fare il paranoico ma è un caso che B.D. alias Beadie si chiami Brian? Mi piace pensare a un’influenza diretta.  Il finale è un po’ banale  o forse il racconto avrebbe necessitato di maggior spazio, di un respiro più ampio per funzionare a pieno regime.
Resta un magma nerissimo che si spande tra le pagine. Non un capolavoro assoluto, non paragonabile al quartetto di Stagioni diverse, ma una buona speranza, che in questo caso nasce nella cantina più oscura.

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Una risposta a “Notte buia, niente stelle (Full Dark, No Stars, Stephen King, 2010)

  1. Isadora 1 febbraio 2011 alle 22:32

    Be’ Noodles, se mi dici che il Re è tornato allora mi deciderò a comprare questo libro, che ho da mesi nella wish list. I racconti non sono la mia passione, ma Stagioni Diverse mi è rimasto nel cuore e anche se non è paragonabile, sapere che qualcosa non è cambiato mi fa venire voglia di tuffarmi nei libri di King come facevo da ragazzina. Il profumo della nostalgia.

    … e comunque pensare che almeno un pochino questo ritorno abbia a che fare con la nuova traduzione mi piace, visto che io traduco 🙂

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