Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Hereafter (id., Clint Eastwood, 2010)

L’aldilà del titolo non ci viene mostrato. Il centro della materia è il qui (here), ciò che ci attende dopo (after) è inconoscibile, sia ai personaggi che al loro autore. Uno dei punti forti del film è la sua dichiarata posizione agnostica. Eastwood analizza i sentimenti dei vivi, dichiara senza mezzi termini che sul dopo non intende pronunciarsi e per ribadire la totale incertezza rende anche il “dono” del suo protagonista un effetto collaterale, scientifico, di un intervento chirurgico, ribadendo la propria posizione quando introduce il personaggio della dottoressa austriaca, un altro scienziato, un’altra mente che studia gli effetti prodotti dai corpi, vivi, nell’hic et nunc.
Hereafter si apre con una sconvolgente sequenza della furia dello tsunami, che mostra tutta la gioventù di questo magnifico ragazzo di ottant’anni. Eastwood manipola gli effetti speciali con l’estro temerario di un regista come Spielberg (tra i produttori del film) e regala allo spettatore un incipit straordinario, dall’incalzo e ritmo innegabili, con una serie di stacchi e movimenti di macchina che anticipano emotivamente, misteriosamente ciò che sta per accadere.
Peccato che il resto del film gli somigli poco. Non è certo un vero passo falso di Eastwood, come poteva esserlo stato, per chi vi scrive, Invictus, annegato da un mare di retorica non richiesta. Hereafter rappresenta un passo in avanti. Siamo però ancora lontani dal distacco (gravido però del pathos austero della tragedia classica) di Mystic river. In parte complice – negativo – la sceneggiatura di Peter Morgan, il film si attarda troppo su alcune sequenze, insiste più del dovuto su alcune “scene madri”, che risentono di una certa costruzione a tavolino e invocano una commozione insistita; tutti elementi che non c’entrano davvero nulla con la pulizia e la secchezza d’avorio del miglior cinema dell’ex pistolero dagli occhi di ghiaccio.
Dopo l’apertura insomma il film sembra andare in automatico, la regia – strano a dirsi visto chi c’è dietro la macchina da presa – diventa insolitamente svogliata, come se il suo autore stesse già puntando ad altro, a un after che forse troverà il suo compimento nel colossal temporale su Hoover. La gestione delle tre storie, soprattutto nel modo – ripetitivo – in cui ribadisce ogni volta gli spostamenti geografici (San Francisco, Londra, Parigi) si rifà a una dinamica esterno/interno tipica delle soluzioni più corrive della tv. Altrove invece dimostra momenti di ripresa: oltre alla già citata sequenza dello tsunami, va ricordata anche il montaggio nella sequenza dell’incidente, leggermente vanificata solo da una chiusura artificiosamente melensa.
C’è da mettere in conto anche l’aspettativa degli spettatori: negli ultimi anni Eastwood ci ha abituati (troppo) bene. A fronte di una produzione da catena di montaggio (un film all’anno) la realizzazione di una sfilza continua di capolavori appare quasi disumana: Mystic river, Million dollar baby, Flags of our fathers, Letters from Iwo Jima, Changeling, e quello che è stato il suo testamento d’attore, di un’intera carriera, di una poetica, parliamo ovviamente di Gran Torino.
Era dunque fisiologico che a un certo momento l’impennata artistica dovesse subire uno smorzamento. Eastwood subisce un contraccolpo che in passato aveva conosciuto già Woody Allen (cui possiamo affiancarlo di sicuro per prolificità). C’è solo da sperare che sia una fase passeggera, e da questo punto di vista, Hereafter denuncia già una (lenta) ripresa in atto che speriamo di vedere confermate nelle prossime opere.

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7 risposte a “Hereafter (id., Clint Eastwood, 2010)

  1. pickpocket83 21 gennaio 2011 alle 0:34

    Concordo, sottoscrivo, approvo in toto. Timbro, vidimo e passo alla registrazione del voto.

    Saluti Noodles. 🙂

  2. utente anonimo 21 gennaio 2011 alle 16:28

    io la penso esattamente uguale sulla scena iniziale ma in rete c'e' una divisione estrema di opinioni. Chi la trova eccezionale e chi parla di effetti speciali da B-movie. E' una cosa che mi ha lasciato sorpresissimo

    palbi

  3. utente anonimo 21 gennaio 2011 alle 21:37

    ti sembrerà una bestemmia, ma a me questo ha coinvolto TANTISSIMO -a differenza di million dollar baby- e mi a piaciuto MOLTO più di gran torino. a me hereafter è piaciuto, non trovo affatto banali il modo di andare di città in città, anzi, trovo GIGANTESCA la naturalezza con cui parigi, londra e san francisco diventano dei set naturali per gli avvenimenti dei tre episodi e si fanno sfondi, insieme con la Storia, di qualcosa che emerge come molto più grande di loro: l'individuo. hereafter emana calore. bello ,bello, bello.
    ciao, noodles. 😉

  4. souffle 22 gennaio 2011 alle 21:52

    i maschi non vogliono piangere. 🙂
    A parte la provocazione, mi incuriosisce il discorso sulla aspettativa.
    Che ci si aspettava? Meno sentimentalismo?
    In ogni caso la cosa non mi sorprende. Spiego: mi sono mostrato indifferente verso gli ultimi film di Eastwood, se si eccettua Gran Torino.
    Trovo quindi naturale che questo film sia piaciuto a me e non ai suoi fan più vicini.
    Sono anche io un po' critico sulla sceneggiatura di Morgan, ma Clint la depotenzia occupandosi di quello che forse il pubblico non si aspettava. Il qui e ora. Del dopo, chissenefrega.
    La sequenza action iniziale non mi ha impressionato molto, sono stato decisamente più colpito dall'arditezza della sequenza finale.
    Chiudere con una stretta di mano, lambendo il limite del sentimentalismo (ma senza toccarlo) è opera di un coraggio formidabile.
    Gli uomini devono imparare a piangere. Che ne hanno bisogno.

  5. NoodlesD 23 gennaio 2011 alle 18:51

    pick, grazie ^^

    palbi, in effetti, sì ha creato un bel po' di divergenze, lo si vede anche tra i commenti a questo blog ^^

    anonimo, non mi sembra affatto una bestemmia. ci mancherebbe altro. Ognuno ha il proprio gusto, ed è giusto che sia così, di più è il bello stesso dell'arte. Se tutti amiamo/odiamo le stesse cose sai che palle.

    souffle, può darsi che hai ragione. forse Hereafter piace di più agli eastwoodiani meno forti. Non saprei. Fatto sta che a me in genere tutti i suoi film degli ultimi anni sono piaciuti, e moltissimo. Eccetto Invictus
    Non concordo però sul problema del piangere o commuoversi. Io adoro commuovermi di fronte a un film e anche con le lacrime. Solo che in questo caso non ha funzionato, perciò trovavo pretestuose le sequenze "emozionali". Ma tanto per restare in tema: mi sono invece commosso tantissimo alla sequenza dell'urlo di Penn in Mystic river, o al finale di Million dollar baby (curiosamente però meno al cinema e più alla seconda visione, a casa, in dvd).

  6. iosif 30 gennaio 2011 alle 15:22

    ciao nood, auguri per nuova veste, ho aggiornato il tuo link. ormai da splinder son scappati quasi tutti.

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