Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

You will meet a tall dark stranger (Woody Allen, 2010).

Sono stati tutti un po’ troppo cattivi nei confronti dell’ultimo film di Allen, specie quando lo si è accusato di rimestare nelle solite tre quattro tematiche. E allora? Sono anni, da sempre, che il suo cinema è caratterizzato da un’autoreferenzialità che sfocia quasi in un (delizioso) autismo. Con questo non voglio negare che l’ultima opera qualche difettuccio se lo porti dietro, ma è pur vero che tirar fuori tanti film a così breve distanza non può dar luogo a una sequela imprescindibile di capolavori. Dopotutto, anche se è strano detto da me, anche Allen è umano.
E dunque, certo, il finale delle varie vicende soffre di un pessimismo un po’ troppo forzato, quasi che il regista volesse anteporre la propria visione nichilista agli eventi e alle ambizioni dei personaggi; ma pure questo aspetto è tuttavia mitigato dalla direzione degli attori, dalla verità che tutti esprimono al di là delle (minime) forzature di scrittura.
Che il mondo sia una girandola impazzita in preda al caos e che i rapporti umani ne siano un perfetto riflesso, sono anni che Woody ce lo va raccontando. Magari in altri film un po’ meglio, ma pure You will meet a tall dark stranger sa ritagliarsi i suoi momenti, riesce, come pochi altri film, a reggere il racconto corale sotto una volta dalle potenzialità indubbie. E se la girandola di questa tranche de vie sembra interrotta un po’ troppo bruscamente, Allen resta uno dei pochi registi a perseguire la sua visione del mondo e del cinema con una coerenza ammirabile che gli si fa perdonare senza remore anche qualche difettuccio.

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2 risposte a “You will meet a tall dark stranger (Woody Allen, 2010).

  1. latendarossa 30 dicembre 2010 alle 23:42

    Ma infatti, io non le capisco le critiche – anche molto feroci – che questo film si è beccato. Almeno qui c'è una sceneggiature che, ok, in certi punti zoppica un po' (ad es. a me ha fatto strano il curioso 'salto' con cui non si racconta della separazione tra Josh Brolin e Naomi Watts), ma rispetto a Basta che funzioni, che in fin dei conti che un lungo, ininterrotto monologo, qua c'è una storia, un'evoluzione ecc. ecc.
    Certo il Woody dei bei tempi era un'altra cosa, questo lo sappiamo tutti, ma questo signore di 75 anni fa 1 film all'anno da più di trent'anni e che cavolo.

  2. Ale55andra 2 gennaio 2011 alle 12:22

    A deludere leggermente, almeno secondo me, non è stato tanto il cosa, ma il come.

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