Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Sunset Park (id., Paul Auster)

Difficile stabilire se la chiosa dell’ultimo romanzo di Auster sia foriera di una speranza o di nero pessimismo. Dopo aver letto l’ultima pagina, per me è prevalsa la seconda opinione. Sunset Park conferma la passione dello scrittore per i punti di vista alternati, per le narrazioni a staffetta, bilanciate e allacciate come in un montaggio cinematografico. Dietro, tutta la densità dei temi austeriani, dalla necessità di crescere alle interpolazioni tra le arti, dagli intrecci del caso all’indagine chiaroscurale dell’animo umano.
Ma basterebbe questo a rendere l’idea?
Non credo.
Il fatto è che da austeriano tenace, chi vi scrive prova un piacere tutto particolare a leggere i suoi libri, a riconoscere – seppur in traduzione – il ritmo delle sue frasi, le focali con cui raccontare i suoi personaggi, le alternanze, le scansioni interne, i salti temporali. In Sunset Park c’è tutto l’Auster migliore. E come tale si fa leggere con un piacere che sconfina oltre la letteratura e diventa parte attiva dell’esperienza del lettore. Cosa potremmo chiedere di più a un romanzo?

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2 risposte a “Sunset Park (id., Paul Auster)

  1. Vlao 19 dicembre 2010 alle 11:09

    Mi hai incuriosito… me lo segno!

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