Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Recensioni episodiche. Quarta parte

Bored to death (S01, HBO).

Non sono riuscito a farmi un’idea chiara e precisa di Bored to death solo perché la prima stagione è stata estremamente breve (otto episodi), ma in nuce si respira già un’atmosfera che vi confesso non vedo l’ora di ritrovare. Una raffigurazione di New York andersoniana-alleniana, con un occhio che predilige spesso le zone meno gettonate e dipinge la città allo stesso tempo in modo riconoscibile e originale. Certe volte sembra di sfogliare le grandi riviste letterarie della Grande Mela.
Jason Schwartzman poi è praticamente perfetto. Si ha la sensazione – forse è proprio così – che il ruolo gli sia stato cucito addosso; fatto sta che questo scrittore in crisi che si inventa investigatore privato  emulando scimmiottando il Marlowe chandleriano è uno spasso da antologia, specie perché accompagnato da due sodali come Ted Danson e Zach Galifianakis, che – se vogliamo entrare nei dettagli e fare un po’ le pulci alla HBO, sono sfruttati – specie nei primi episodi – troppo poco, mentre potrebbero essere una delle punte della futura vita di Bored to death.
Piccole indecisioni a parte, questo blog attende con ansia la seconda stagione.
E la canzone d’apertura (cofirmata dallo stesso Schwartzman) è un gioiellino.

The good wife (S01, CBS).

Tutti ne parlavano benissimo, eppure ero un po’ prevenuto. Sarà che il legal-drama non mi ha mai convinto tanto, e infatti alcuni episodi del serial – i primi in particolare – mi avevano messo un po’ sulla difensiva: non reggo molto quei telefilm che analizzano un caso giuridico per ogni puntata, che poi puntualmente viene vinto. Diventa monotono.
Ma The good wife riesce a trarsi fuori da queste secche sia affrontando cinicamente il lavoro legale, le macchinazioni, i raggiri del codice che ti fanno davvero chiedere quanto rimanga della legge nei dibattiti forensi, ma soprattutto legando al caso settimanale di volta in volta la vita della protagonista e soprattutto lo scandalo da cui è stato investito il di lei consorte, il procuratore Peter Florrick. Le macchinazioni dunque si moltiplicano ed estendono, travalicano la vita professionale e giungono dentro quella privata.
In più, la capacità degli autori di dare dignità narrativa e psicologica anche ai personaggi che appaiono in un solo episodio, la bravura di raccontare un dramma, una persona, un caso con una sola inquadratura. E questo non è davvero poco. Julianna Marguiles è bravissima, convincente, forte e sensibile. Senza contare che ormai è una delle milf più attraenti della tv americana.
Tuttavia, il vero colpo da maestro – da un punto di vista di caratteri – è stata l’entrata in scena, quasi alla fine, di Eli Gold, interpretato con la pacatezza diabolica di un felino da un Alan Cumming in stato di grazia. Confesso che mi prudono le mani per la seconda stagione, fosse anche solo per vederlo di nuovo all’azione: vado pazzo per questi “curatori d’immagine”, che hanno sempre tutto sotto controllo, capaci di incutere timore senza neanche minacciare. Uno spettacolo.

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Una risposta a “Recensioni episodiche. Quarta parte

  1. Ale55andra 13 agosto 2010 alle 9:31

    Per me Bored to death è un piccolo gioiellino. Non vedo veramente l'ora di avere tra le mani la seconda stagione!! L'altro non ho avuto tempo e modo di vederlo.

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