Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

A-Team (The A-Team, Joe Carnahan, 2010)

Hollywood sta perdendo i pezzi, bloccata in un rosario di formule ormai atrofizzate. C’è grossa crisi, direbbe Guzzanti. E il film di Carnahan ne è un esempio perfetto. Non starò qui a fare paragoni con il telefilm, perché lì interverrebbe la nostalgia delle tante mattine passate davanti alla tv a seguire le gesta di Hannibal & co., che pure non erano certo acqua di rocca, c’era quello spiffero di retorica e volemose bene finale che oggi stride parecchio, ma pure i personaggi, per quanto delineati col gessetto erano tutto sommato credibili.
La simpatia che Carnahan infonde nei suoi cloni del nuovo secolo risulta forzata, angariata da uno script i cui dialoghi sembrano solo un’accozzaglia di battute, di uscite cool, di strizzate d’occhio. E – ciò che è peggio – sono pure prevedibili. Il pop-corn movie, lo sappiamo, si muove su schemi fissi, varia appena una serie di archetipi e svolte narrative che più classiche non si può. Né ci sarebbe nulla di strano. Eppure Hollywood da ormai quasi un decennio si è congelata in quegli schemi, arrivando a produrre un film come A-Team – sulla carta anche interessante – sbagliando praticamente tutto, dai tempi, alle svolte, ai – presunti – colpi di scena. Tutto è prevedibile, pure le risposte a certe battute. Un conto è lo schema della narrazione seriale, un altro la totale prevedibilità. E non parlo del finale o delle premesse che sono obbligate e le accettiamo così come sono; mi riferisco alle svolte interne, ai caratteri dei personaggi. Hannibal, Sberla, Murdock e P.A. sono figurine senz’anima e gli attori non brillano. Liam Neeson, che pure s’è distinto per cose pregevolissime, tenta un’imitazione di George Peppard e affonda con tutte le scarpe. Quinton Jackson ha una sola espressione. Solo Sharlto Copley e Bradley Cooper risultano simpatici e abbastanza bravi, pure spesso seppelliti da un fiume in piena di jokes di terza categoria. Jessica Biel sta lì solo a rappresentare le quote rosa. La presunta, pseudo linea narrativa rom-com di cui dovrebbe essere il centro, insieme con Cooper, è un’inutile opera di fiancheggiamento di cui non si sentiva affatto il bisogno, ma risponde a una di quelle sclerotiche leggi del pop-corn movie contemporaneo, pseudo-post-femminista, che in fin dei conti offre una rappresentazione dei personaggi femminili ancora più maschilista di quella degli 80s.

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2 risposte a “A-Team (The A-Team, Joe Carnahan, 2010)

  1. ipitagorici 1 luglio 2010 alle 19:45

    Anch'io ho passato parecchie mattinata a seguire le gesta dell'A-Team, grandiosi… George Peppard ne sapeva troppe !

  2. latendarossa 4 luglio 2010 alle 16:22

    Che belli i tempi che la mattina si stava a casa, si accendeva la tivi e si guardava l'A-team. Eravamo gggiovani all'epoca 🙂

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