Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Recensioni episodiche. Seconda parte

Breaking Bad (S03, AMC)

Di fronte alla perfezione di Breaking Bad si dovrebbe tacere e basta. Uno allora dice: e che ne parli a fare qui? Per dovere di cronaca, perché se no questo blog non assolve ai suoi servizi, per ricordare questo capolavoro a chi ancora non lo seguisse. Ogni stagione è una nuova scoperta, la direzione del plot una continua inversione a U. Le sorti morali di Walter White viaggiano ormai verso i lidi della produzione industriale della droga. Bryan Cranston si conferma istrione di classe, talmente bravo che non ha bisogno di dimenarsi per mostrare le sue qualità. Un movimento di sopracciglio, uno sguardo da sopra gli occhiali, un sospiro. Perfetto. E come se non fosse abbastanza, ad affiancare il solido gruppo di cavalli di razza, tre new entries che a definirli personaggi di contorno, secondari, sarebbe un torto: Giancarlo Esposito, Bob Odenkirk e Johnatan Banks.

CSI (S10, CBS).

Parliamoci chiaro: 10 stagioni sono tante, forse troppe. Il serial regge la botta solo perché è un poliziesco-investigativo, più focalizzato sulle indagini che sulle vite private, ma alla lunga il senso di ripetitività, la capacità di smascherare da parte dello spettatore, segno di un metodo di scrittura che non è affatto in recessione ma naturalmente indebolito da una ripetizione che va avanti da un decennio, fanno il loro mefitico lavoro. Il cast è fenomenale, l’entrata in scena in corsa di Fishburne s’è rivelata azzeccatissima, nonostante sostituisse l’anima del serial (Gil Grissom), gli episodi interessanti ancora tanti, ma l’atmosfera generale sa un po’ di chiuso. Ecco, per dire, persino il bel season finale non soddisfa appieno: ha tutto, è incalzante, è fuorviante, ha ritmo… ma pure ormai si regge su coordinate che, appena variate, abbiamo visto e stravisto, con qualche riferimento di troppo a Il silenzio degli innocenti. Ci sarà comunque un’undicesima stagione. Che ci papperemo, ovvio.

Justified (S01, FX).

La rivelazione della stagione. Timoty Olyphant ormai l’eroe di femminucce e maschietti. Le prime ormonalmente sconvolte, e a ragione, i secondi ammirati di fronte a un esempio di mascolinità non stupida né stereotipata. Justified potrebbe sembrare un western moderno con protagonista granitico, mano lesta e callahaniano, in antitesi con le mascolinità complesse e contraddittorie di questi anni. Un uomo d’altri tempi. E c’è del vero in ciò. Ma è anche la leva del serial capace di raccontare interi rapporti con un’ellissi, uno sguardo, una battuta. La secchezza western del personaggio diventa metodo di scrittura e fa del serial la stella d’oro della FX (specie nella seconda parte della stagione, quando viene corretto un po’ l’andazzo episodico e il running plot espande i suoi tentacoli).

I titoli di testa sono una ficatona.

Glee (S01, Fox).

Poche altre volte ci siamo trovati di fronte un serial che potremmo dire di adorare e odiare con la stessa intensità. Glee è un paradosso continuo, una contraddizione totale. Viaggia continuamente sul filo degli stereotipi e del buonismo, e non sempre gli va bene. Spesso la volontà di ricavare la moraletta, l’incapacità di sfuggire al santino, la caduta dei caratteri nei facili stereotipi scolastici (il bullo, la cheerleader scema e bella e zoccola, tutte le varie facce del nerd, la grassona di colore, il gay)  e soprattutto una delineazione delle psicologie che viene piegata a piacimento a seconda dell’umore degli sceneggiatori (o delle canzoni da cantare) sommergono i bei numeri musicali (non sempre assicurati) e momenti in cui invece quegli stessi ragazzi riescono a smarcarsi orgogliosamente dalla figurina e vengono rappresentati come persona reali. E poi, insomma, devo dirlo, anche se mi costerà la scomunica seriale di tutto il web: ma a me Sue Sylvester dopo un po’ stufa. Jane Lynch è una divinità, ma il suo personaggio finisce alla lunga per essere una macchietta senza spessore, una il cui unico impiego nella vita sembra sia distruggere il Glee club e la cui “cattiveria” spesso viene spiegata in soldoni con degli a parte di dubbissimo gusto.

United States of Tara (S02, Showtime).

Seriamente: qualcuno mi dica perché diavolo continuo a guardarlo? (A parte la bravura degli attori, indiscutibile). Ma poverini, insomma! Questa famiglia disfunzionale eppure così sciolta, piena di problemi eppure così democratica, un serial che ci tiene così spudoratamente a mostrare che un adolescente gay ha gli stessi problemi di un adolescente etero (ma tu guarda!!!), che una con la personalità multipla in realtà è un’attrice degna di Broadway, che la figlia teen ager rivoltosa è in realtà una povera cucciola, che la sorella isterica… no basta. Più vengo esposto ai mefitici raggi pubblicitari da spot democratico di USoT più rischio di trasformarmi per reazione in un clone di Richard Nixon.

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3 risposte a “Recensioni episodiche. Seconda parte

  1. iosif 17 giugno 2010 alle 12:09

    justified e breaking bad non li conosco. magari li assaggio.glee alla prima puntata della seconda serie ho deciso di boicottarlo.

  2. NoodlesD 22 giugno 2010 alle 1:13

    iosif, consiglio supervivamente Justified e soprattutto Breaking Bad. Vero capolavoro.

  3. utente anonimo 21 ottobre 2010 alle 22:07

    Finito ora di vedere CSI, con tempi biblici, ma qua seguo i ritmi di Sky, anche solo per avere il piacere di sedermi sul divano per vedere la tv ogni tanto.

    A me è piaciuto ancora e tanto. Sono d'accordo con tutte le note positive che esalti, e non sento ancora il 'senso' di chiuso cui accenni. Tra l'altro io ero uno di quei pessimisti, pronto a dare CSI per morto dopo la partenza di Grissom, e sono invece arcicontento dell'ottimo inserimento di Fishburne che non solo, per me, ha riempito ottimamente il vuoto lasciato dal vecchio Gil, ma è stato caratterizzato avendo una vita a se, e senza essere la copia sbiadita dell'illustre predecessore. Non ci avrei scommesso un soldo bucato, per dire. Tutta la vicenda del Dottor Jackill mi è piaciuta molto, sopratutto perché ha permesso un po' di scavare nella psicologia di Langston, più che per la storia del serial killer in sé (per esempio, gli ho preferito quello delle miniature).
    Se devo dire una cosa, mi è sembrato quasi fastidioso il fatto che nella prima metà di stagione si ostinassero a far intrecciare necessariamente i casi tra loro, con i soliti due morti apparentemente sconosciuti tra loro, uniti invece da qualche legame: io ho sempre molto amato la struttura tipica di CSI che ha sempre visto portare avanti due casi in parallelo e questo mi ha un po' fatto storcere il naso. C'è da dire che nella seconda metà della stagione abbiano un po' aggiusto il tiro e tornati su dei grandi livelli.
    Per me promossa a pieni voti, nonostante il 'cliffangerone' finale, sarà ormai l'abitudine, ma immagino come andrà a finire e sono certo di non sbagliarmi.

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