Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Agora (id., Alejandro Amenàbar, 2009)

Mi aspettavo molto da Agora, anche sulla scorta dei precedenti lavori di Amenàbar, e invece son uscito dal cinema abbastanza deluso. Ipazia d’Alessandria fu una delle prime e grandi filosofe dell’antichità, colei che – ci dicono commentatori e autori antichi (non è rimasto nulla dei suoi scritti) – aveva già intuito che il sistema tolemaico non funzionava e che aveva teorizzato il moto ellittico degli astri. Sullo sfondo lo scontro tra cristiani (ormai investiti dell’ufficialità) e il brancolo di pagani ancora fedeli al culto di Serapide. Agorà poteva essere un interessante spaccato dello scontro dialettico-religioso, una raffigurazione interessante di un mondo in fermento (siamo nel IV secolo d.C.). Qualcosa di questa potenza in nuce, emerge qua e là, attraverso la regia di Amenàbar, ma a volte, anche delle intuizioni interessanti vengono svilite dalla loro eccessiva sottolineatura. Prendiamo le inquadrature della terra dallo spazio: l’ visione di una “divinità”/universo imperturbabilie e silente di fronte allo sciamare bellico tra due gruppi di umani-insetti, con questo brulichio di ferro e urla in sottofondo, è indubbiamente affascinante, ma a furia di usarlo perde vigore e diventa pretenzioso.
La stessa gestione dei conflitti si muove troppo macchinosamente: prima i cristiani contro i pagani, poi i cristiani contro gli ebrei. Più che la Storia sembrano i gironi finali della Champions. Il libero pensiero di Ipazia tenta di infilarsi all’interno di questo contesto che finisce più volte per sovrastare narrativamente la nostra protagonista. I due tronconi narrativi procedono troppo indipendentemente e vengono poi fatti collidere con una manovra brusca. Rachel Weisz è bravissima ma non può salvare un film così sbilanciato, soprattutto se poi quando appare in scena è costretta a tenere lunghi sermoni sull’astronomia che più che un film sembrava (la brutta copia di) Superquark. Io poi ci ho un’idiosincrasia per una cosa tipica dei film, dove ci sta un personaggio – di solito inventore o scienziato o qualcuno che deve risolvere un problema – ed è lì che parla con qualcun altro e dice no no non ci siamo come potrà essere… poi chessò magari si mette a fare il caffè o mentre sta farfugliando varie teorie.. si blocca. Ecco. Eureka! Ho trovato! L’ellissi! Sarà pure un espediente narrativo, ma a me sta antipatico.

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7 risposte a “Agora (id., Alejandro Amenàbar, 2009)

  1. utente anonimo 30 aprile 2010 alle 10:46

    Concordo pienamente. Io non sono andata a vederlo,però,con delle aspettative.Solo curiosità. E come ho già scritto nel blog, reputo l'avere riportato in luce la figura storica di Hypatia, il principale merito del film.Franca

  2. cinescopio 30 aprile 2010 alle 10:55

    Premetto che ancora non vado a vederlo,  e sinceramente sono anche un pò scettica. Vorrei buttarmi e prendermi questa delusione, ma non ora.Ely

  3. iosif 30 aprile 2010 alle 16:39

    aaahh, eretico, il tuo scarso entusiasmo merita la lapidazione! scherzo. non so dove abiti e non posseggo pietre.il film a me è piaciuto un po' di più, e non l'ho trovato così sbilanciato. però partivo prevenuto, perché per amenabar non ci vado pazzo e avevo paura del carrozzone cartonato. di certo ipazia saprebbe escogitare una formula per calcolare la relazione fra aspettative e soddisfazione finale; se dovesse venire in mente a me, ti manderò il filmato col momento esatto dell'epifania.pace, compagno politeista.

  4. NoodlesD 30 aprile 2010 alle 19:18

    iosif, ahahah scateniamo una guerra a colpi di sassi. Io mi aspettavo assai dal film, forse anche questo è stato un problema. Però no, proprio non m'è andata giù la progressone del film. Belle immagini, ma un po' abusate.

  5. Ale55andra 30 aprile 2010 alle 23:27

    Io invece ho fatto il percorso al contrario. Pur amando molto Amenabar, mi aspettavo il kolossal esagerato e "americano" alla "Troy". Poi invece sono rimasta più che piacevolmente sopresa non solo dall'equilibrio formale e narrativo che Amenabar secondo me ha saputo dimostrare, ma proprio da tutti i sottotesti interessanti che accompagnano questa narrazione: dalla preponderanza della sete di conoscenza su qualsiasi altra "religione", al fondamentalismo che non è stato sempre islamico come siamo abituati a vedere oggi, allo "sguardo dall'alto" con quegli espedienti di cui tu parli che per me non sono assolutamente abusati e danno davvero forza e intensità ai messaggi comunicati (cioè vedere tutti gli uomini dall'altro che si azzannano come "formiche" quando in realtà il posto dove vivono è solo uno "sputo" rispetto all'universo in cui si trova, a me ha comunicato moltissimo, visivamente e non).

  6. WilliamDollace 1 maggio 2010 alle 12:22

    sentivo odore di polpettone

  7. utente anonimo 18 settembre 2010 alle 9:30

    E' la prima recensione sul (deludente) film di Amenabar che mi sembra dotata di spirito critico. A volte il pubblico affronta la visione di un film con un pregiudizio irresistibile in favore del suo regista. Lavoro davvero meccanico, farraginoso e -secondo me- anche poco sottile nella scelta dei suoi significati simbolici. In più il film va tristemente poco a fondo sulle condizioni in cui versavano le folle che -a un certo punto- adottarono il cristianesimo come identità di un popolo.-"Eureka" -davvero mi sembra stranissimo che tu sia il primo a scrivere di aver notato una cosa così palese. Un meccanismo così abusato e "dozzinale" che rinvia ai più squattrinati telefilm gialli.Dopo i fasti del primo Amenabar, questo lavoro per me è decisamente sottotono.Buona giornata e buoni pensieri

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