Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Da due settimane ho iniziato a lavorare al PON in una scuola elementare come “esperto esterno”. Alunni di terza elementare. Dobbiamo organizzare uno spettacolo teatrale per la metà di giugno. Tema (proposto tra gli altri da me medesimo): Eduardo, Totò e Troisi accompagnati da canzoni e danze su composizioni di Pino Daniele e motivetti di Totò stesso.
Finora ho fatto due incontri (ne fo uno a settimana).
Il primo m’era piaciuto subito. Chissà perché mi garba sempre stare con gli alunni, l’idea, forse un po’ idealistica, di trasferire qualcosa a qualcun altro. In primis l’amore per qualcosa che ami e che ritieni importante condividere e passare agli altri. Non so poi se ci riesco davvero, ma l’ho visto, imparato, da due professori supplenti al liceo e da allora ne son rimasto sempre affascinato.
Al primo incontro però mi sembrava che ben pochi volessero recitare. Poi si sa come va a finire coi bambini: vedono i compagni fare qualcosa e allora poi vogliono farlo anche loro. Alla fine del secondo incontro tutti mi chiedevano di avere un ruolo. E io a dirgli con calma, con calma, ce ne sarà uno per tutti, non vi preoccupate.
Ma ciò che mi ha stupito di più è stato constatare che al secondo incontro gli alunni sono già molto presi dalla cosa, che mentre io facevo dei provini per assegnare le nuove parti, gli altri – che già avevano ricevuto le loro il martedì precedente – con molta serietà si erano seduti su mio suggerimento in circolo a provare il copione per conto loro.
E ancora. Martedì neanche arrivo e una della bambine mi si avvicina: «Lo sai sono andata su youtube e mi sono guardata un sacco di volte il video della Natività». Chissà se noi da bambini eravamo già così intraprendenti.
E i risultati si son visti subito. Sulla scena, lei e la sua compagna-spalla erano già quasi perfette. Usavano il napoletano con arguzia, l’altra addirittura accavallava le gambe – senza che gliel’avessi suggerito io – con un modo che interpretava bene un certo atteggiamento del popolino partenopeo.
Poi al momento di organizzare i passi di danza, ho scoperto che già ricordavano perfettamente le coreografie esposte al primo incontro.
Non c’è niente di più bello che veder crescere ciò che semini, specie quando si tratta di bambini che crescono e si responsabilizzano e vogliono far bene.
Con queste premesse penso potremo giungere a buoni risultati.
Se ne riparlerà qui, ad ogni modo.

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2 risposte a “

  1. latendarossa 26 aprile 2010 alle 15:54

    Che bello, Nood. Forse ricorderai che diversi anni fa insegnavo nella scuola elementare. Bei ricordi. I bambini sono speciali, davvero. Ti fanno vedere parti di te che non ricordavi di avere. A casa magari torni stanchissimo, sfinito, ma il tutto è ripagato dalle risate e dalla loro simpatia. Incrocio le dita per te, spero che vada tutto alla graaande.

  2. utente anonimo 18 maggio 2010 alle 16:53

    ma è fantastico, complimenti e buon proseguimento :)Adele

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