Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’uomo nell’ombra (The Ghost Writer, Roman Polanski, 2010)


Uno scrittore senza nome, l’ombra di uno scriba intrappolato dentro una nube di misteri politici in un thriller che predilige il chiuso all’esterno, che intrappola il suo detective tra mura reali e mura censorie, una raccolta ostinata di foglie che puntualmente vengono ri-spazzate via dal vento, come i fogli dattiloscritti che piovono dal fuori campo finale e aleggiano inerti, portandosi appresso anche il loro enigma decifrato. Perché la parola può arrivare alla verità, ma quella stessa parola, combinata e inviata per formare un messaggio, può tramutarsi in un’arma con effetto boomerang, e nelle parole dell’ultimo film di Polanski si cela uno dei cardini dell’intreccio: registrate, scritte, lette, celate, sono l’arma della verità, ma anche quella del suo insabbiamento. Inizia tutto in una casa editrice e tutto termina al suo esterno, un thriller da camera che costruisce la tensione e non la lascia esplodere, ma preferisce insinuarla di soppiatto.  I libri sono necessari e pericolosi, a seconda dell’uso che se ne fa. Non c’è bisogno che conservino invocazioni al Maligno; basta che le carte e le parole e le immagini celino la verità, la cui giusta interpretazione può trasformare il detective in un facile bersaglio.
L’uomo nell’ombra affascina, pur con qualche lieve lentezza. Alcuni enigmi possono essere anticipati, ma è qui che la maestria di Polanski entra in campo a mescolare e rimescolare di continuo le carte, lasciando lo spettatore nel dubbio, in quella paranoia che è tipica del suo cinema. E in più, il maestro si conferma grandissimo direttore d’attori, tutti bravissimi, con un cammeo di un perfetto e irriconoscibile Jim Belushi.

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2 risposte a “L’uomo nell’ombra (The Ghost Writer, Roman Polanski, 2010)

  1. Ale55andra 16 aprile 2010 alle 11:38

    "Perché la parola può arrivare alla verità, ma quella stessa parola, combinata e inviata per formare un messaggio, può tramutarsi in un'arma con effetto boomerang, e nelle parole dell'ultimo film di Polanski si cela uno dei cardini dell'intreccio: registrate, scritte, lette, celate, sono l'arma della verità, ma anche quella del suo insabbiamento."E' forse la cosa che mi ha colpito di più del film, questa. Ma il film mi ha colpito davvero nella sua interezza, dalla sceneggiatura, alle atmosfere, alle ambientazioni, alla direzione degli attori, alla regia che soprattutto nella sequenza finale esplode secondo me.

  2. latendarossa 20 aprile 2010 alle 20:02

    Davvero un gran bel film sull'innocenza e sui modi per perderla. Ottimi gli interpreti, e ottima la sceneggiatura. L'isola, poi, era stupenda…

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