Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il profeta – The Road

Il profeta (Un Prophète, Jacques Audiard, 2009).


Cosa c’è di più (narrativamente) rigido, specie al cinema, del genere carcerario, pieno com’è di trappole situazionali, di scivoloni topici? Cui, per altro il film di Audiard non sfugge affatto, specie quando costruisce due grandiose sequenze d’omicidio, entrambe claustrofobiche, di un realismo crudo e senza sensazionalismi. Due omicidi: l’uno commesso tra le mura del carcere, l’altro fuori, in un SUV. Come se la vita coatta, le mura del carcere e dell’educazione al crimine inseguissero il protagonista ovunque (o fosse ad inseguirle). Audiard spolpa pezzo per pezzo l’aura patinata dal genere, reinventando ogni volta una sequenza, focalizzandosi più che sulle dinamiche della vita carceraria, sul bildungsroman (al contrario) del suo protagonista (Tahar Rahim, una rivelazione) da sprovveduto pivellino a (nuovo) boss concorrente.
L’alternanza tra francese, corso e arabo è il vero perno del film, “arma” linguistica di sopravvivenza e sopraffazione, di esclusioni gerarchiche e di rivendicazioni. Ne consegue che guardarlo doppiato priva l’opera di una delle sue componenti fondamentali. Qualche rallentamento nella parte centrale, ma è poca cosa. Il noir di Audiard spiazza e coinvolge, gioca coi generi restando grandiosamente d’autore.

The Road (id., John Hillcoat, 2009).

Ammetto che ero dubbioso nei confronti di Hillcoat, pensavo del tutto preventivamente che la trasposizione cinematografica di uno dei romanzi più belli degli ultimi anni passato fosse destinata a una debacle certa. Eppure il film non sbanda dove m’aspettavo sbandasse, ma finisce in un vicolo cieco la cui responsabilità– credo – non è neanche del suo regista. The Road è una pellicola angosciante, per niente conciliatoria; il talento visionario di Hillcoat emerge robustissimo nella rappresentazione di un mondo morto, che vegeta dopo l’apocalisse, apre squarci angoscianti guardando dentro una cantina in una sequenza degna delle visioni più acuminate del miglior Romero, raffigura con coraggio una madre che ha ormai rinunciato alla vita (un’ottima Theron), ma poi fallisce sul rapporto padre/figlio, poco empatico e trova il suo tallone d’Achille in una noia che prende campo da metà film in poi. Mi rendo conto che era difficile rendere per immagini un romanzo i cui eventi narrativi sono davvero pochi e spesso di poca importanza/impatto; eventi che dunque privati di quell’intarsio nell’avorio che è la parola di McCarthy alla lunga penzolano troppo evidentemente sulla pellicola. Ciò non toglie che Hillcoat abbia fegato e bravura da vendere. Per dire, sono curioso di vedere il suo The proposition che molti incensano. Mi sento solo di scrivere che forse qui ha perso – in parte – perché lo sfidante era davvero troppo potente.

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2 risposte a “Il profeta – The Road

  1. contenebbia 29 marzo 2010 alle 7:55

    "The Proposition" ti darà l'idea dell'immenso potenziale di codesto regista, my dear. Lo trovi anche in Italia, in dvd.

  2. Ale55andra 30 marzo 2010 alle 20:23

    Totalmente d'accordo su Il profeta. L'altro non so perchè, ma non vedo l'ora di vederlo.

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