Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Amabili resti (The Lovely Bones, Peter Jackson, 2010)


Peter Jackson continua a soffrire della sbornia post-Tolkien. È evidente a tutti la sua maestria, la sua volontà di sperimentare, il suo stile massiccio e caricato. E vista l’acutezza con cui, insieme alla Boyens e alla Walsh, era riuscito ad amalgamare le sterminate pagine della Terra di Mezzo non si capisce come mai poi non gli sia riuscita la stessa cosa con un romanzo assai più breve come quello della Sebold.
Ho adorato ogni singola parola di quel libro – vi chiedo quindi di essere un po’ clementi e lasciarmi passare questi vieti paragoni che, lo so, altrove, a me per primo, scocciano – ma non partivo prevenuto. Anzi, ero convinto che Jackson le avrebbe fatto risaltare per bene, quelle frasi, anche se non sapevo cosa aspettarmi da un regista “epico” e non certo leggero di fronte a una storia così intima.Jackson condensa molto e d’altronde un libro va tradito, o quanto meno reso personale per farne uscire qualcosa di buono al cinema. Non si può negare che Jackson tenti di appropriarsi di quella storia e di narrarla a modo suo, ma è un modo che non riesce a porsi come alternativa altrettanto valida all’opera di base. La storia si sfilaccia un po’, i personaggi secondari sono più apparizioni che persone, le cui motivazioni sono dimenticate.
La stessa idea di mostrare l’aldilà, quella specie di anti-paradiso in cui si trova Susie – cosa che la Sebold aveva evitato sanamente di descrivere troppo – è una trappola in cui il regista casca con tutti i piedi. Perché è inutile gingillarci intorno: quelle immagini sono trash, ridondanti, figlie di un luminismo New Age che è quanto di più banale si possa pensare quando si parla di Paradiso. E da Jackson onestamente non me l’aspettavo. Lui stesso che nel fichissimo Sospesi nel tempo s’era guardato bene dal mostrare il regno dei cieli, finale a parte (comunque di scorcio).
E tutto questo lo scrivo con dispiacere, perché è evidente tra le immagini del film che Amabili resti poteva essere assai migliore. Lo si intuisce dalle molte sequenze eccellenti, dal modo in cui Jackson, specie nella prima parte, gestisce la tensione (perfetto!), con un uso del montaggio alternato, più volte ripreso, che porta avanti tre filoni narrativi in contemporanea e suggerisce interpretazioni, connessioni, spunti, che ancora rifiuta di mostrare l’omicidio di Susie, perché c’è una violenza che le immagini non possono proprio raccontare senza macchiarsi di immoralità (a differenza delle parole, che pure la Sebold usava sapientemente sulla punta della sineddoche). Dispiace anche perché a fronte di personaggi un po’ sbiaditi troneggia il killer patetico di Stanley Tucci, in un’interpretazione sottotono da Oscar, in un volto che amalgama timore e compassione insieme – vi sfido a non provare pietà per questo piccolo mostro di provincia. Purtroppo però non basta. E sebbene il film sia tutt’altro che da buttare, non arriva però dove osa puntare la sua ambizioni e dove Jackson ci ha abituati a giungere. Dobbiamo accontentarci di un film affascinante ma imperfetto, che poteva essere molto di più.

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Una risposta a “Amabili resti (The Lovely Bones, Peter Jackson, 2010)

  1. medea85 1 marzo 2010 alle 17:52

    Concordo pienamente…
    Aggiungerei che il film è veramente lento…e la voce di Susie narratrice risulta essere ad un tratto insopportabile…
    Eppure la storia offriva così tanti spunti registici che alla fine del film ti viene da pensare "che peccato…che occasione sprecata!"

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