Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Tra le nuvole (Up in the Air, Jason Reitman, 2009)


Il percorso di Reitman, dopo il folgorante esordio di Thank you for smoking sembra destinato a una parziale involuzione. E i difettucci di quest’ultima fatica sono – in parte – gli stessi di Juno. Apparentemente lo spirito del tagliatore di teste Ryan Bingham somiglia molto a quello di Nick Naylor, meraviglioso affabulatore dalla morale flessibile; ma dove Naylor capitombolava per restare comunque sempre fedele a se stesso con un rimbalzo finale che mirava in fondo solo a confermare il cinismo dell’assunto iniziale, il personaggio di Clooney soffre invece della tipica moraletta finale all’americana. Reitman (deo gratia) ci risparmia almeno lo scivolone sentimentale, che ho temuto per tutta la durata del film, sin dai primi minuti e costruisce almeno una figura femminile (Farmiga) dotata di una sua coerenza molto realista (e lei davvero parente del cinismo di sopravvivenza di Naylor), ma tuttavia non riesce comunque a resistere al richiamo della messaggio, alla raffigurazione della solitudine come piaga dell’americano moderno. E non sarebbe neanche male, se non fosse che per un’ora e mezzo i nostri anfitrioni non hanno fatto altro che riempirsi la bocca di frasi a effetto (peraltro in dialoghi a spesso davvero deliziosi), imbottite però al punto da instillare un certo sospetto nello spettatore. Sospetto poi confermato dal finale.
Reitman ci tiene – e gli riesce bene – a raffigurare la vita frenetica del suo protagonista, a gestire gli spazi e il montaggio con un’accelerata che ben si addice al ritmo quotidiano di Bingham, ma purtroppo finisce poi nelle secche del già visto, nella classica situazione del filibustiere senza cuore che si scopre poi avere un bisogno d’amore e compagnia. E via giù poi con opere altruistiche o vittorie finali quando ormai il trofeo neanche ti interessa più. Situazioni vere, che molti di noi hanno vissuto, ma giunte ormai fuori tempo in un film che non sa che strada prendere, che – come Juno – non ha il vero coraggio della disamina sociale né quello di guardare senza pietà nei cuori dei suoi personaggi (Farmiga a parte, forse) e propende per una via mediana che ha un po’ troppo l’arietta paracula per convincere del tutto.
Ottimo però il terzetto d’attori (e avendolo visto in originale posso esprimermi con piena sicurezza), su cui svetta una meravigliosa e realistica Vera Farmiga.

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9 risposte a “Tra le nuvole (Up in the Air, Jason Reitman, 2009)

  1. UnoDiPassaggio 19 febbraio 2010 alle 14:18

    Abbiamo capito che ti è piaciuta la Farmiga. O mi sbaglio? 🙂
    Per il resto concordo eccome. "Paraculo" è la parola chiave.

  2. souffle 19 febbraio 2010 alle 22:58

    che a Noodles piacciano le donne mature è cosa nota, vedi la Catherine di CSI Las Vegas… eheh.

    Paraculo? Forse. Ma non ambiguo come Mendes. Che però maschera con un mestiere migliore di Reitman la sua ambiguità.

  3. latendarossa 21 febbraio 2010 alle 20:27

    Nood, Vera Farmiga a mio parere è il vero "valore aggiunto" del film. In sé è carino, niente di che ma se ci si pensa è proprio il personaggio interpretato da lei – più che la giovane con tante idee in testa e poca esperienza della vita, convinta che una laurea ti dia tutte le risposte – che "smuove" e fa crollare alcune certezze del finto cinico Clooney.
    Ah che donna! Che donna!

  4. NoodlesD 22 febbraio 2010 alle 0:30

    UdP, sempre piaciuta sì. ^^ qui è una conferma. Paraculo è il termine!

    souffle, non so, Mendes secondo me è ambiguo volontariamente. Certo un film – anche "fondamentale" – come American Beauty era costruito su una serie di stereotipi… eppure la classe del regista riusciva a traghettare tutto in uno sguardo nuovo, a parte da quel sacchetto di plastica…

    tenda, infatti la reputo l’unico personaggio davvero riuscito, realistico, che è quello che è fino in fondo anche andando contro le aspettative. perché la realtà è questa, non tutto si risolve solo perché vogliamo cambiare da oggi a domani.

  5. utente anonimo 23 febbraio 2010 alle 21:44

    concordo con il tuo post. c’è però che il film ha un verve molto forte, che fa molto vecchia hollywood. però forse non ha tirato fino in fondo le conclusioni del percorso del personaggio

    steutd

  6. utente anonimo 2 marzo 2010 alle 13:07

     Invece lo trovo un piccolo gioiello. E spero che sia lui a portar via la statuetta d’oro al già annunciato "Avatar".

  7. NoodlesD 2 marzo 2010 alle 19:48

    steutd, indubbiamente, ma forse no son più i tempi per quei film, o meglio ancora, come scrivi, almeno si doveva portare fino in fondo l’espressione del personaggio.

    Pogo, dubito che avvenga. Mi sa che Avatar – purtroppo – farà incetta. Io tifo per Tarantino.

  8. ipitagorici 7 marzo 2010 alle 19:24

    Sinceramente mi è piaciuto parecchio, la "conversione" di Clooney è l'espediente narrativo dell'intera vicenda, se fosse sempre convinto delle sue idee e del suo stile di vita, forse non ci sarebbe nemmeno il film…

    Brave e belle le due attrici, cosa che non guasta in una pellicola !

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