Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

1500 giorni (circa) tra la Luna e il Sole…

( 500) giorni insieme (500 Days of Summer, Marc Webb, 2009).

Se vuoi raccontare una storia d’amore, specie una di quelle volutamente semplici e “carine”, senza troppa melassa aggiunta, il miglior modo di farlo è non abusare di effetti e complicazioni. Racconta e basta. Metti in scena senza eccedere. Magari ecco insisti con una certa canzone o gruppo giusto per dare l’atmosfera di base. Cosa, quest’ultima, che Webb fa. Purtroppo si dimentica del resto e confeziona una love story affogandola in un mare di generi e tecnicismi: musical, animazione, split screen e via dicendo. Troppo. E il troppo stroppia.
Il fatto poi che anche la storia tra Tom e Sole sia un po’ paracula, non aiuta. Il film vorrebbe essere tutto indie ma stringi stringi torna alla ormai solita raffigurazione da anni zero, del maschietto devoto e sinceramente innamorato della ragazza che ci sta ma non vuole legami ma che alla si scopre anche più conservatrice. Così gli sforzi di Webb di sottolineare continuamente le ragioni di lei, e che lui – Webb – non è misogino, per carità!, finiscono bruciati tutti quanti alla fine. Peccato, tra l’altro, perché poteva essere un film carino, ma resta un po’ inerte, nonostante la bravura di Joseph Gordon-Levitt.
Gli italiani poi mi spiegheranno cos’ha che non va il nome Summer, che dava anche il titolo al film. Perché poi Sole in effetti è un nome assaiii più credibile! La cosa che mi inquieta di più è che sia stato trasformato in Sole solo per quel… “Luna” finale. (Anche se ignoro come fosse l’originale).

Moon (id., Duncan Jones, 2009).

Duncan Jones non ha solo coraggio, che da solo non basterebbe, ma insieme una pratica umiltà che l’ha portato a realizzare uno dei film più belli di questo finale d’anno, uno sci-fi che dialoga sì con i moloch del genere (leggi Tarkovskij e Kubrick) ma al tempo stesso si sottrae con intelligenza a una competizione troppo netta, dirigendosi verso un’incalzante svolta narrativa che intreccia le premesse filosofiche con l’intero pantheon del genere. Ricostruendo quell’immaginario con un budget limitato e un set spartano (almeno a confronto delle produzioni odierne) fa di necessità virtù e da vita a una claustrofobia esistenziale che ruota intorno alla straordinaria performance di Sam Rockwell, unico attore del film, che ormai detiene meritatamente la palma dell’attore più schizzato e a angosciato. Difficile scrivere del film senza rivelare le svolte della trama, che pur non essendo l’aspetto più importante, sono necessarie per godere a pieno del film.
Una cosa è certa: siamo nella zona della fantascienza adulta, la stazione lunare non è che un limbo di solitudine in cui declinare luci ed ombre dell’umano (sentire). Lo spazio, dalla fine degli anni Sessanta, è ormai cassa di risonanza dell’uomo, il suo silenzio, la sua alterità, il suo essere fuori (dalla Terra) e insieme legame col passato (la Terra/Presente) e proiezione verso l’infinito (il futuro e lo spazio interstellare), lo rendono la sonda privilegiata per scavare nel mistero della nostra specie.

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2 risposte a “1500 giorni (circa) tra la Luna e il Sole…

  1. pilloledicinema 16 dicembre 2009 alle 18:22

    L’originale era Autumn. In questo senso senso si è un po’ perso il senso della ciclicità e si è invece accentuato quello dell’opposto.
    A parte questo però a me il film è piaciuto, l’ho trovato molto meno conservatore di moltissime commedie romantiche ed anche il fatto che lei si sposi l’ho interpretato più come un estremo smacco che subisce il povero Tom che come una ennessima protagonista di convinzioni conservatrici.
    Moon qui a Palermo non è neppure uscito in sala, il cinema più vicino era ad appaena 420 chilometri in linea d’aria. Ma prima o poi voglio recuperarlo.
    Ciao

  2. NoodlesD 17 dicembre 2009 alle 13:25

    Moon è uscito a cacatina d’ovino, è quello il guaio. Io ho dovuto recuperarlo con altri sistemi (e in inglese almeno! alla faccia della distribuzione).
    Sull’altro film non saprei, a me ha dato un po’ fastidio la sua arietta da indie quando poi nei risultati non è che vari chissà cosa.

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