Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

A serious man (id., Joel e Ethan Coen, 2009)

A serious man è forse il film più radicale dei Coen, girato in preda al principio dell’autorità assoluta, anche a costo di perdersi gli spettatori, agendo sadicamente contro di loro. Non una rivoluzione, semmai l’estremizzazione della loro poetica: il caos che da sempre domina la vita dei loro personaggi, stavolta si installa più decisamente anche nella struttura del film, che somiglia a un mosaico costruito mettendo tasselli separati l’uno dietro l’altro senza badare a un vero legame logico, almeno all’apparenza. La sceneggiatura del film è di ferro, perfetta a dire poco. La mancata logica, la continua rappresentazione del nulla, dell’impossibilità di trarre una linea di pensiero o peggio ancora una “morale” è un coraggioso atto di ribellione nei confronti del “messaggio”, di chi cerca di intricare il loro cinema in schede preordinate, e finisce per essere esso stesso il collante dell’opera. Il film è aperto dalla rappresentazione di una parabola ambientata nell’Ottocento e al suo centro ne viene raccontata un’altra: entrambe, orfane non solo di una morale ma anche di una spiegazione logica, stanno lì a condensare narrativamente la frustrazione instillata nello spettatore dalle vicende del plot. I Coen affrontano la cultura ebraica, smontandone a priori qualsiasi presunzione di Verità e Saggezza. La vita del loro protagonista scorre tra eventi quotidiani e non, tra piccole tragedie e apparenti risoluzioni, quando pure il montaggio alternato crea un’apparente tensione tra eventi diversi, la fine della sequenza rivela solo un altro cul de sac.
La scelta di girare senza divi risulta vincente non solo dal punto di vista dell’indipendenza artistica (difficile immaginare una tale radicalizzazione con delle facce troppo note, il pubblico li avrebbe presi a sassate), ma anche dal risultato finale, dal racconto di quest’uomo senza qualità, che subisce la vita più che affrontarla, fotografato in un limbo esistenziale da cui non sembra vi sia uscita, anche perché lui non sembra cercarla! Persino nei sogni si intrufolano un senso del ridicolo, una piccolezza e mitezza che sono le mura e le fondamenta (e forse le sbarre) della veglia di Gopnik. L’humour nero persiste, in un’evocazione ancora più dimessa e spettrale, contagiata dallo squallore dell’intera comunità-set.
In più, come bonus extra, dei titoli di testa di una meraviglia unica, accompagnati dalle note dei Jefferson Airplane.

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6 risposte a “A serious man (id., Joel e Ethan Coen, 2009)

  1. souffle 9 dicembre 2009 alle 19:35

    un film destinato a crescere nel nostro animo. ^^

    Un saluto.

  2. Ale55andra 9 dicembre 2009 alle 22:56

    "La vita del loro protagonista scorre tra eventi quotidiani e non, tra piccole tragedie e apparenti risoluzioni, quando pure il montaggio alternato crea un apparente tensione tra eventi diversi, la fine della sequenza rivela solo un altro cul de sac."

    Forse il momento più alto del film, che di momenti alti è veramente pregno.

  3. iosif 11 dicembre 2009 alle 19:17

    lavorano tanto, i due fratellini. con questo serious man hanno messo a punto una filmografia spaziale.

  4. utente anonimo 14 dicembre 2009 alle 16:06

     Ottima sintesi, Noo’, per un ottimo film.

  5. latendarossa 22 dicembre 2009 alle 0:07

    Concordo, è un film radicale. Della serie: prendere o lasciare. Anche molto duro, nonostante i momenti più sorridenti.

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