Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Gli abbracci spezzati (Los Abrazos Rotos, Pedro Almodovar, 2009)

Almodovar, specie nelle ultime opere, m’è sempre andato a genio, ma con Gli abbracci spezzati ha preso una di quelle sviste colossali. Due ore di noiosissimo melodramma aggravato da un discorso meta cinematografico che finisce solo per meta tranciare i maroni. Scoperto fino all’inverosimile che a momenti sembrava sottotitolato o “letto” dalle labbra come l’interprete del produttore… e come se non bastasse il meta discorso è pure autocitazionista. Che non sarebbe niente di nuovo nell’universo del regista, se non fosse che qui da semplicemente luogo ad un onanismo così sbandierato che uno gli viene naturale voltare lo sguardo e dire ma Pedro non ha proprio più pudore. Le seghe semmai uno se le fa, guardarle è una cosa che proprio non è contemplata. E come se non bastasse, come se già non avesse sottolineato con l’UNIPOSCA tutti i link col cinema e col proprio cinema, cercando di imbrogliare le carte tra presente e flashback, e riuscendoci neanche per il cazzo – perché è inutile che zompi di qua e di là nel tempo, caro il mio Almodovar, che tanto la zuppa è sempre quella, ed è riscaldata e senza sale – come se non bastasse, alla fine del film ci sta pure la battuta che dovrebbe chiosare l’operazione, il sigillo verbale di una messa in scena di due ore. Siamo anche oltre la telefonata: quello è proprio il regista che entra in campo e urla nel megafono. Allora tanto valeva che organizzasse un girotondino e dalla piazza glielo passavo io stesso il megafono, lui diceva che ne pensa dei film lasciati al mezzo e noi dicevamo ah, mh, mbè. E gli rispondevamo pure: gli dicevamo che a volte è meglio che uno non li finisce i film – meglio: neanche li inizia – se li sta girando con le presine da cucina sugli occhi.

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6 risposte a “Gli abbracci spezzati (Los Abrazos Rotos, Pedro Almodovar, 2009)

  1. latendarossa 8 dicembre 2009 alle 18:36

    Anche a me ha dato l’impressione di un’opera incompiuta, incompleta, non-risolta. Come un abbraccio spezzato. E la pur bravissima Penelope Cruz (anche se io citerei, nel cast, la altrettanto brava Blanca Portillo, che forse noi notiamo di meno perché non è bella come l’altra) non può fare tutto lei, la sceneggiatura ha dei veri e propri buchi (ad es. il personaggio del figlio del magnate, stringi stringi, ma che senso aveva?).

  2. UnoDiPassaggio 10 dicembre 2009 alle 2:45

    Certo che stavolta ti ha fatto proprio incazzare Almodovaruccio. La mia opinione in merito la conosci già, Noo’.

  3. steutd 10 dicembre 2009 alle 17:29

    strepitoso, e grazie, mi sento meno solo.

    io citerei la bionda di inizio film, un personaggio di cui avrei voluto sapere di più 😀

  4. latendarossa 10 dicembre 2009 alle 17:50

    Concordo con la parte finale del commento di steutd

  5. NoodlesD 10 dicembre 2009 alle 19:03

    tenda, io la Penelope l’ho preferita di gran lunga in Volvér. Poi qui il doppiaggio non so perché ma non lo trovavo azzeccato, la doppiatrice della Cruz proprio…

    UdP, eh si stavolta siamo in disaccordo. Più che incazzare è che quando la recensione prende la strada dello sfottò… poi mi prende la mano…

    steutd e tenda, mettiamo un annuccio per… incontro spezzato.

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