Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Nemico Pubblico — Public Enemies (Public Enemies, Michael Mann, 2009)

Si ha una curiosa sensazione di fronte al digitale dell’ultimo Mann, usato per raccontare il passato. L’impressione è quella di essere al centro di eventi che stanno prendendo forma sotto i nostri occhi nel momento stesso in cui fissiamo lo schermo, che sarebbe un po’ l’antitesi del film in costume, anche se in salsa gangster. Il digitale di Nemico pubblico è per forza di cose diverso da quello di Collateral e Miami Vice, ambientati nel caos di luci del nostro mondo, e forse funzionava meglio in quei contesti perché la ripresa digitale contrasta col mondo analogico della Grande Depressione, ma pure evoca una distonia interessante, un occhio mitologico proiettato al contempo verso il passato e il futuro. La storia di Dillinger scorre spaccandosi tra campi lunghi di un paesaggio rurale più che cittadino, tra spazi che dovrebbero estendere i sentimenti dei personaggi, e il primo e primissimo piano di un obiettivo incollata al capo di Depp e Bale: a Mann interessa avvicinarsi ai suoi personaggi, più che la ricostruzione storica. Lo scontro tra le due facce della giustizia è meno evidente e insistito di Heat, la figura divistica di Dillinger assorbe come una piovra l’intreccio, la tensione con Purvis non solo è poco sottolineata ma neanche cercata – in questo senso il loro unico incontro ha quasi un senso di obbligatorietà non richiesta. Tuttavia la sfida è posta tutta nello scontro interpretativo dei migliori attori della piazza: Depp è un gangster gentiluomo e infantile che commuove quando è costretto a fuggire senza poter farci nulla, senza poter riprendersi la sua ragazza, lui che all’inizio riesce a uscire da un carcere dopo neanche cinque minuti che ci è entrato. Bale, nonostante il suo personaggio venga oscurato dall’altro, non rinuncia a una caratterizzazione totale, a una discesa di sottrazione nel carattere lineare, semplice ma fermo del superpoliziotto disposto a tutto, integro, ma non stupido e legnoso. È questione di gesti, di minime variazioni di sguardi, catturati da un occhio febbrile che pone in abisso il tempo trasformandolo in puro cinema, rileggendo senza timore l’identificazione divo/gangster tra mito storiografico di quegli anni e la pittura di Hopper.

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3 risposte a “Nemico Pubblico — Public Enemies (Public Enemies, Michael Mann, 2009)

  1. Ale55andra 15 novembre 2009 alle 12:37

    "È questione di gesti, di minime variazioni di sguardi, catturati da un occhio febbrile che pone in abisso il tempo trasformandolo in puro cinema"

    Straordinaria riflessione.

  2. ipitagorici 22 novembre 2009 alle 19:40

    Un film ben riuscito, direi straordinaria la scena della sparatoria nel bosco, davvero molto bella…

  3. iosif 23 novembre 2009 alle 15:23

    finalmente sono riuscito a vederlo. sono d’accordo con te, è un film soprattutto d’immagini, spesso slegate da un contesto al quale viene negata la forte connotazione che gli danno la storia e i film precedentemente ambientati negli anni ’30. depp si conferma grandissimo attore, quando non deve impersonare personaggi devastati dai tic, bale fa la sua parte, ma viene masticato in un attimo da stephen lang e la sua battuta su shirley temple.

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