Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il nastro bianco (Das Weisse Band, Michael Haneke, 2009)


In un’atmosfera a metà tra il rigore di Bergman e l’inquietudine del cinema nero, Haneke mette in scene con il distacco e la freddezza che gli sono propri i prodromi genetici della generazione nazista. Le vicende di un piccolo villaggio rurale tedesco, alle soglie della Prima guerra mondiale, sono insieme prefigurazione e modello in scala di un orrore che sarebbe dilagato nell’intera Europa. La severità espressiva rintraccia quella dei personaggi, attraverso lunghi piani fissi e primi piani, riempiti da facce d’attori, la cui verità è quasi tutta scritta nei solchi del viso, come se la cinepresa li avesse scovati penetrando uno strappo tra il nostro tempo e quello di inizio Novecento. La fissità della camera sembra attendere che prima o poi salti fuori da quel quadro la belva, le radici dell’odio che fonderanno la cultura europea. Ma nel film ne aleggia soltanto il sospetto, sebbene palpabilissimo, l’inquietudine non è mai esposta esplicitamente né tanto meno il regista si pronuncia sul “capro espiatorio”/colpevole, anche perché evidente allo spettatore. Non così ai personaggi. Haneke così ricostruisce criticamente, analizzandone gli atteggiamenti in nuce, i motivi che avrebbero trascinato il popolo tedesco nella propria catastrofe morale e storica e l’incapacità di riconoscere il serpente nel proprio seno. Nel Nastro bianco vi è cristallizzata la deflagrazione di un mondo intero attraverso lo specchio di un paese di campagna, tra le cui zolle emergono i semi di quell’intrico di rovi che sarebbe germogliato.
La voce off se ha qualche ridondanza ha anche il pregio di completare lo stile Haneke, “congelando” l’intera vicenda in un passato ormai chiuso la cui evoluzione è ben chiara allo spettatore come al narratore. Ulteriore ridondanza? Forse, ma dall’indubbio valore estetico. Il nastro bianco al braccio presto si tingerà di rosso e incornicerà una lugubre croce celtica. La purezza violentemente inculcata genera soltanto la sua sanguinosa estremizzazione.

Annunci

Una risposta a “Il nastro bianco (Das Weisse Band, Michael Haneke, 2009)

  1. steutd 10 novembre 2009 alle 16:36

    sottoscrivo, mi sembra abbiamo avuto impressioni simili, ma tu le hai espresse molto meglio di me

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: