Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Nel paese delle creature selvagge (Where the Wild Things Are, Spike Jonze, 2009)


Raccontare – specie per immagini – l’infanzia è da sempre compito arduo. Raccontare l’infanzia è cosa ben diversa dal racconto per l’infanzia, anche se a volte i due termini possono felicemente coincidere e accontentare giovani e vecchi bambini (è il caso di Miyazaki). Nel paese delle creature selvagge scruta nella zona d’ombra del bambino, scava dentro la pelliccia dura, dentro la solitudine che accompagna sin da subito la crescita e di cui spesso ci dimentichiamo. Il mondo delle creature è l’immaginazione-mondo del bambino, lo scrigno sospeso tra realtà e immaginazione (nel senso di rilettura di quella realtà) e dunque anche realizzazione della creazione e dell’artista (e della sua solitudine). Le creature sono il soggetto e l’oggetto, l’interno e l’esterno (il bambino viene anche inghiottito), l’approdo e la partenza, il viaggio stesso, perché è solo attraversando il mare dell’inconscio che possiamo maturare e comprendere, gli altri ma prima di tutto le nostre zone d’ombra.
Nel paese delle creature selvagge non è un film perfetto, né tanto meno per me che stavolta sono anche meno generoso rispetto a una connection quasi tutta concorde sui pieni voti. Il tratto di Jonze è  grosso, pesante, insistente. Capisco che sia voluto, ma temo che non abbia giovato del tutto al film che in certi punti arranca, si abbassa troppo ad altezza “fanciullo” (o che dire forse sono io che ho perso un po’ la capacità di emozionarmi con la mia zona infantile? Anche se mi sembra semmai il contrario…). Ma l’incontro con le creature ha anche il pregio di distribuire tra questi pupazzoni le diverse rifrazioni dell’animo infantile, molto più complesso e “feroce” di quanto l’età adulta voglia raccontarsi; e anche l’incipit, quell’introduzione quotidiana che in una manciata di minuti raffigura l’unicità di ogni infanzia con piglio così sentito, autobiografico e partecipe che non può lasciare assolutamente indifferenti.

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4 risposte a “Nel paese delle creature selvagge (Where the Wild Things Are, Spike Jonze, 2009)

  1. steutd 4 novembre 2009 alle 23:37

    sebbene sia un film che mi abbia"sconvolto", concordo sul fatto che sia un film con difetti importanti, però ci sono dei momenti, delle inquadrature, delle fotografie che mi ci hanno fatto passare sopra… perchè "non sempre la perfezione è un modo per essere perfetti". imho, sia chiaro

  2. NoodlesD 5 novembre 2009 alle 1:47

    sono d’accordissimo sulla frase virgolettata. Scrivevo qualcosa di simile per Parnassus. Ma al tempo stesso poi con alcuni tipi di film diventa anche una questione soggettiva: devono prenderti a livello subliminale, o finisci col restare leggermente frenato dalle imperfezioni.

  3. zoestyle 6 novembre 2009 alle 12:32

    Non mi intendo di cinema, ma io di questo film mi sono innamorata: la fotografia, il bambino, le creature, spesso anche alquanto odiose, ma mi è entrato dentro, forse anche per merito di Max Records che con quel suo sguardo mi ha incatenata allo schermo… non so, nel mio commento di razionale non c’è niente, ma solo l’incanto di qualcosa che mi ha sfiorata e messa indiscussione nei confronti della solitudine di certi anni e animi…
    Ma il libro di Eggers? Letto? … curiosa anche di quello.

    zoe*

  4. NoodlesD 7 novembre 2009 alle 13:21

    zoe, a molti ha fatto l’effetto che ha avuto su di te. semmai sono io che sono in minoranza. Ed è anche bello così. Alcuni film entrano sottopelle anche a livello viscerale, inutile dare troppe spiegazioni. Se no gli togli anche quella magica indefinitezza che conservano e che hanno permesso quel dialogo speciale con la tua sensibilità.

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