Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Bastardi senza gloria (Inglorious Basterds, Quentin Tarantino, 2009)


«Is that the way you say it: “That’s a bingo?”»
«You just say “bingo”».

Inglorious Basterds, più che un war-movie, è soprattutto un western (l’incipit-innesto tra i Sentieri selvaggi fordiani e il C’era una volta il West leoniano – che a sua volta rimandava al primo – è uno di quei pluri-rispecchiamenti cinefili in sequenza che mi fanno impazzire: per non parlare di quell’altra citazione,  quel particolare del dito sulla rotella del telefono…).  Il pasticcio di generi di Kill Bill che alla degustazione lasciava troppi grumi diventa qui in un soufflé delizioso, segno di una maturità che ha incanalato l’amore per il cinema in una struttura più solida e personale (anche l’immancabile feticismo podologico si trasforma in svolta della trama, reificazione del sospetto e della colpa, una gustosa, bastarda, riproposizione di Cenerentola).  Inglorious Basterds lo guardi col sorriso sulle labbra, quel sorriso complice che il suo regista cerca perché lo spettatore “completi” il film, ma – e qui sta la grandezza – che resta godibilissimo anche senza “accorgersi” dei link sparsi a piene mani. L’intreccio è disposto in modo da poter osservare – contemporaneamente – tre film diversi, e dunque tre stili, tre quadri di riferimento da omaggiare che si sfiorano e accavallano: il tema della vendetta (di una donna – Tarantino è figlio dell’autocitazione) che sfocia nel melodramma, il sottogenere delle bande mal assortite e raminghe che spargono sangue e terrore sul loro cammino (on the road of war con condimento di spy story), la pista del segugio-villain che bracca i nostri (un Waltz mefistofelico, monumentale, e che, cazzo, parla quattro lingue, pure l’italiano!).
Vere scene di battaglia non ce ne sono. La guerra, vera, la si vede solo al cinema, sullo schermo, ed è una fiction, con protagonista il reale esecutore delle vicende narrate. Se è possibile far diventare attore (cinematografico) l’attore (reale) di una strage, non si può allora cambiare anche la Storia? Il cinema di Tarantino si nutre di fiction e poco di realtà, in questo universo il proiettore può mutare l’immutabilità del vettore temporale: un personaggio, in quanto tale, in quanto non vivo, può entrare in una caffetteria dopo essere stato crivellato di colpi o ridere dallo schermo di fronte a un massacro. È il cinema che ride, Tarantino che sghignazza insieme al suo pubblico sulle infinite possibilità combinatorie della fiction, e quando il telone brucia l’immagine persiste sul muro, tra la luce e le ombre, come vero fantasma (cinematografico), capofila di tutti i fantasmi del cinema evocati.
Fantasmi. Morti. Attori. Ombre che camminano. Abbandonate le luci abbaglianti di Los Angeles il cinema tarantiniano si popola delle ombre dell’Europa espressionista e della tensione hitchcockiana, elemento già nuovo in un cinema che in genere predilige la sottolineatura dei singoli pezzi più che il loro assemblaggio a rotta di collo. Ma Hitch è derubato anche nel gusto dello sberleffo: un personaggio entra in scena destinato – sembra – a grandi gesta e viene ucciso nella sequenza successiva.
È un gioco continuo, soprattutto di specchi. E vale la pena di vederlo in originale. Lo dico/vorrei sempre, e stavolta che anche noi suddici partenopei ne abbiamo beneficiato lo confermo con una punta di snobismo soddisfatto. Pitt che parla come un cowboy yankee, rifacendo il verso al Duke come un Joker prima di lui in un’altra guerra cinematografica, è uno spettacolo di per sé. E perfino quell’espressione à la Vito Corleone, trova nel finale la sua risposta.

P.s. Chiedo scusa per il dilungamento. Son sempre prolisso quando preferirei incursioni rapide e brucianti. Non ho il dono della sintesi.

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8 risposte a “Bastardi senza gloria (Inglorious Basterds, Quentin Tarantino, 2009)

  1. Spo 8 ottobre 2009 alle 2:15

    Dammi una definizione rapida.
    Tarantino ha abbandonato il filone demenziale tipo grindhouse?
    Quanto è commedia? (spero il meno possibile)

    Io temo che sia l’ennesima masturbazione messa su pellicola per autocompiacersi… tipo kill bill o grindhouse…

  2. utente anonimo 9 ottobre 2009 alle 17:12

    ""P.s. Chiedo scusa per il dilungamento. Son sempre prolisso quando preferirei incursioni rapide e brucianti. Non ho il dono della sintesi."

    Che modesto…

  3. parachimy 10 ottobre 2009 alle 1:02

    Lo speravamo, forse lo sapevamo, ma comunque non ci aspettavamo un film così Grande!
    Dici bene del sorriso sulle labbra. Tarantino riesce ad esaltare e soddisfare solo mettendoti di fronte al suo lavoro.
    Bella rece davvero.
    Saluti.
    Para

  4. NoodlesD 13 ottobre 2009 alle 1:22

    Spo, la commedia c’è ma è imbastita in mezzo a tutti gli altri genere e rinasce in una nuova dimensione. VAI A VEDERLOOO!

    para, grazie. Tarantino è forse l’unico che riesce a comunicare proprio il piacere della regia e del racconto!

  5. bloggando 15 ottobre 2009 alle 16:43

    Bastardi senza gloria[..] L’ultimo attesissimo film di Quentin Tarantino Inglorious Basterds, per omaggiare un b-movie di un vecchio film di Castellari, è da qualche giorno nelle sale e a leggere i blogger di Splinder sembra [..]

  6. Cinemasema 16 ottobre 2009 alle 15:38

    Purtroppo non sono ancora potuto andare in sala a vederlo. Spero sia ancora lì, buono buono, ad attendermi. Ho letto ovunque ottime recensioni e sono sicuro che mi manderà in tilt. A presto.

  7. PogoOpossum 24 ottobre 2009 alle 16:28

     Tarantino non ha più nulla da dire (o, per meglio dire, non sta dicendo più nulla dai tempi di "Jackie Brown").
    Due ore e quaranta di nulla cosmico. Restano le belle inquadrature che il suo genio ci permette di gustare, ma si comincia anche a essere stufi di citazionismo a perdere.
    Che i 2 grandi maestri citati (soprattutto Ford) di storie se ne intendevano pure troppo.
    Peccato. Ma qui non ha l’attenuante del passatempo di Grindhouse. 
    Peccato. Perché io ero un Tarantiniano alla follia (Pulp Fiction e Jackie Brown su tutti).

  8. NoodlesD 25 ottobre 2009 alle 15:27

    Cinema, vale davvero la pena. Un’emozione cinefila al cento per cento! Io l’ho visto due volte e tutte e due è stata un’esperienza.

    Pogo, non sono d’accordo. La mia impressione è che Tarantino "dica" sempre la stessa cosa come ogni grande autore e qui in più l’ha investita in una costruzione più complessa e ambiziosa, segno di un cinema – il suo – che si espande e varia pur mantenedo le sue costanti tematiche.

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