Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Basta che funzioni (Whaterver Works, Woody Allen, 2009)

Scrivere questa recensione per me è un po’ come prendermi a staffilettate nel cuore, ma devo pur dirlo: il tanto atteso ritorno di Woody alla “sua” NY non mi ha convinto in pieno. Sarà forse che è un progetto vecchio, sarà che il fuso orario, il ritorno… non saprei! Ho già espresso le mie perplessità su altri blog/siti amici e dunque poiché sono pigro farò un po’ di sano copia/incolla.
Innanzitutto mi stupisce che un regista tanto ossessionato dallo script, licenzi un film con una sceneggiatura così strampalata: da un lato, pecca anche registica, una gestione dei personaggi quanto mai caotica, e in tutta onestà non me la sento di scrivere che sia voluta, che l’intenzione era mostrare il caos che è la vita e bla bla… no. L’intreccio è caotico solo perché i personaggi si avvicendano meccanicamente e spesso alcuni – Boris in primis – spariscono d’improvviso solo per lasciare girare un po’ il damerino innamorato della nostra Melodie. Poi ci sono queste evoluzioni ex abrupto dell’upper class fondamentalista-religiosa che come niente fosse saltano dal conservatorismo feroce a una vita ultra spregiudicata. Lo preferivo prima, Woody, quando scoccava le sue frecce con assai più eleganza e senza ricorrere a vieti stereotipi. Anche il tanto decantato “sfondamento” della quarta parete – da parte di Boris – funziona poco: è un significante abbastanza povero, che gioca tutte le sue carte nel gioco immediato, ma che non solleva una reale motivazione narratologica ed empatica (come invece avveniva in Io & Annie), diventando un accesso diarroico-verbale che ha pure il vizio di “spiegarci” i sentimenti del personaggio.
Poi, capiamoci, si ride e il film è comunque godibile ma il merito va soprattutto a un parterre d’attori straordinario, che scavalcano con la loro verve anche i passi falsi dello script. Larry David è un alter ego perfetto di Woody, anche perché non tenta di imitarne tic e nevrosi ma si allinea intelligentemente al mood dei suoi “tipi”, reagendo anche a quel pessimismo del personaggio a un certo punto un po’ troppo costruito per risultare credibile e non annoiare, una Patricia Clarkson sempre meravigliosa, pur nei panni di una donna-stereotipo, il bell’imbusto Henry Cavill che per tutto il tempo dicevo ma sto tipo chi è che lo conosco… m’è servito imdb per ricordarmene… e la sorpresa più felice: una Evan Rachel Wood praticamente perfetta, seppur novizia al genere, nel ruolo di una deliziosa svampita, divertente e dolce pur nella sua assoluta stupidità. Qualcuno ha detto che è anche il film più positivo di Woody, altri vi leggono il solito pessimismo. A me il finale, con quel suo pistolotto attaccato, mi sembra una celebrazione ottimistica ma tutto sommato fasulla nella sua stessa rappresentazione, perché tenta una forzatura dell’intreccio, un happy end for everybody, facendo leva su un ipotetico caos che gestisce la vita umana che altrove però agiva con ben più eleganza.

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8 risposte a “Basta che funzioni (Whaterver Works, Woody Allen, 2009)

  1. iosif 25 settembre 2009 alle 10:39

    avevo già una mezza idea, me l’hai confermata. passo.

  2. pilloledicinema 26 settembre 2009 alle 11:20

    MI trovo perfettamente d’accordo con te. Soprattutto quando parli del finale, che anche io ho trovato forzatamente ottimista.
    Però devo dire che mi sono divertito anche parecchio con dei dialoghi che sicuramente valgono il prezzo del biglietto, almeno per quanto mi riguarda.
    Ciao

  3. latendarossa 27 settembre 2009 alle 12:22

    Oh cavolo, mi sento un po’ in colpa, a me il film è piaciuto tanto. Io invece il finale l’ho inteso in termini molto ironici, nel senso che tutto il film mi è sembrata una auto-presa per il culo su se stesso e il suo pessimismo…ovvio, non è magari un film “storico” di Woody, che certamente verrà ricordato un domani per altri titoli, devo dire però che è ben al di sopra della media!

  4. NoodlesD 27 settembre 2009 alle 18:51

    iosif, secondo me vale cmq la pena vederlo eh.

    pillole, ma infatti come scrivevo il film diverte comunque, i soldi non son affatto buttati. E’ che da Woody voglio qualcosa in più.

    tenda, ma anche così a me non convince. Molto del film è una dichiarata autoparodia, ma in altri contesti Woody è stato più leggero ed elegante, qui un po’ troppo didascalico.

  5. SLec 29 settembre 2009 alle 17:45

    anche a me l’happy end lascia l’amaro in bocca, nella prima ora pensavo fosse tornato alla grande il Woody Allen cinico e cattivo di un bel po’ di anni fa, ma poi l’ultima mezz’ora sembra che debba chiudere un bel puzzle dei buoni sentimenti.
    alla prossima, Woody, tanto si va a vedere comunque i tuoi film.

  6. pickpocket83 1 ottobre 2009 alle 19:36

    Ci sei andato giù pesante! 🙂

    Il primo commento negativo che leggo su questo ultimo Woody…
    Non l’ho ancora visto. Non posso quindi che augurarmi di non essere d’accordo con te, per ora.

  7. Cinemasema 5 ottobre 2009 alle 16:44

    L’ho visto oramai da dieci giorni e non riesco ancora a scriverne. Però mi è piaciuto. Dovrei rivederlo ma non ho tempo. E’ questo il fatto. Però mi piace la quantistica e la ragazzina è molto carina.

  8. Zenn 6 novembre 2009 alle 20:25

    l’ho visto ieri sera e ho scritto puntualmente la mia recensione…per woody cerco di essere sempre una minima puntuale…non saprei…di certo non mi ha convinto come i precedenti ma mi è sembrato un interessante ‘controcampo’ di "Vicky Cristina Barcellona"…

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