Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Uomini che odiano le donne (Män Som Hatar Kvinnor, Niels Arden Oplev, 2009)


Mi manca ancora il terzo capitolo della trilogia di Larsson – mi son fermato al secondo perché la mole di pagine che aumentava era inversamente proporzionale alla qualità dello stile. Quindi lo diciamo subito: la trilogia Milliennium non sarà certo da annali della letteratura, ma Uomini che odiano le donne faceva benissimo il suo lavoro, di genere, proponendosi alla fin fine come un classico giallo whodoneit. Il film di Oplev segue questo andamento, facendo a meno di tutte le pagine (a dir il vero prolisse) sulle questioni economiche, riducendo all’osso vari sub plot, eliminando del tutto alcuni intrecci (tra i personaggi), per focalizzare tutta la sua attenzione su Blomqvist e Lisbeth Salander. La regia non opera però una cosciente rilettura e riscrittura per immagini del testo narrativo, ma propende per una semplificazione di comodo che va avanti secondo una direttrice non proprio originalissima, con qualche caduta di stampo “televisivo”. Tuttavia, il film tiene comunque desta l’attenzione nonostante la sua lunghezza ed ha almeno un pregio: Noomi Rapace, una perfetta Lisbeth Salander, non solo nell’aspetto ma anche e soprattutto nella delineazione del suo carattere. Nulla di nuovo, visto che Lisbeth è indubbiamente anche l’idea più interessante di Larsson stesso (almeno nel primo capitolo), personaggio controverso e contraddittorio, timida e violenta, preda (degli uomini) e cacciatrice al contempo, ma l’attrice riesce a conferirle un’umanità molto interessante che risalta soprattutto di fronte al carattere monolitico – e un po’ noioso – di Blomqvist (ancora una volta “difetto” già del testo di partenza – almeno Oplev ha il coraggio di renderlo meno belloccio e sciupafemmine di quanto l’avesse immaginato – compiacendosene un po’ troppo – Larsson). Raccogliendo alcuni indizi dai capitoli successivi e seminando alcune spie dell’evoluzione futura dei personaggi (anche tramite flashback che vengono avanti e si chiariscono freudianamente, con lentezza, a spicchi), il film riesce comunque a stuzzicare lo spettatore e a creare attesa per i prossimi capitoli. Non è poco.

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9 risposte a “Uomini che odiano le donne (Män Som Hatar Kvinnor, Niels Arden Oplev, 2009)

  1. Endevora 8 giugno 2009 alle 14:17

    E’ un libro che devo leggere, non ho visto il film ma mi ha incuriosito molto che un giallo abbia venduto così tanto. E non è nemmeno della somma Agatha.
    La tua recensione mi ha incuriosito ancora di più, oggi mi fiondo a razzo in libreria é_é

  2. NoodlesD 8 giugno 2009 alle 14:37

    http://cineb[..] Uomini che odiano le donne Noodles [..]

  3. latendarossa 8 giugno 2009 alle 16:25

    Non ho letto il libro – non vedrò il film. lo so che come commento fa cagare, ma… più telegrafico di così 🙂

  4. utente anonimo 9 giugno 2009 alle 2:17

    Diciamo che anche come semplice giallo lascia un pò a desiderare.
    La storia è campata in aria; lascia ad esempio molto perplessi che un uomo lasci passare 40 anni prima di far avviare una seria indagine sulla scomparsa della sua nipote preferita. L’espediente narrativo del ponte bloccato è inverosimile e posticcia, così come tutta la storia della foto del giornale.

    [SPOILER]
    Il finale “nella tana del lupo” più salvataggio in estremis è poi la cosa più banale che si possa immaginare.

    La protagonista femminile è in effetti abbastanza interessante, anche se risulta un pò poco comprensibile il suo comportamento nei riguardi del tutore; non lo denuncia la prima volta e va nella tana del lupo la seconda, un comportamente poco intelligente e non giustificato dal tipo di trauma che ha subito.
    [FINE SPOILER]

    Tutta la storia del tutoraggio non ha poi molto senso; non conosco la legislazione a riguardo vigente in Svezia, ma non vedo come possa essere accettabile che un ente pubblico possa aver il diritto di sottrarre lo stipendio di una lavoratrice di 26 anni e decidere arbitrariamente con che modalità permetterle di disporne.
    Sarebbe accettabile solo nel caso fosse dichiarata incapace di intendere e di volere, ma non mi sembra questo il caso.

    Scusate il puntiglio ma secondo me un giallo che si rispetti deve avere una trama inattaccabile e plausibile in tutti i suoi aspetti.

    Non vorrei che il fatto di aver letto il libro ti abbia condizionato facendoti accettare senza colpo ferire tali incongruenze aumentando così il giudizio sul film.

    Questo Larsson mi sembra un po’ un Dan Brown europeo, nozionismo commistionato al giallo per intrattenere “con intelligenza” (notare le virgolette) il lettore da ombrellone (radical chic?).

    genna

    p.s. Nonostante il commento lapidario sono apertissimo a un confronto di idee 🙂

  5. testabislacca 9 giugno 2009 alle 2:43

    A me è piaciuto molto, e considera che non ho letto il tomo.
    🙂

  6. testabislacca 9 giugno 2009 alle 2:47

    Mi sembra ci sia una bella differenza fra i film tratti dai libri di Dan Brown e questo.
    E, pur non avendo letto il libro, potrei permettermi di confutare già qualche punto, ma finalmente ho sonno e questo treno non lo lascio passare inutilmente.
    Tanto c’e’ Noodles. 🙂

  7. Allitterata 9 giugno 2009 alle 9:39

    Lisbeth meglio di come me la immaginassi. Mi dispiace che abbiano tagliato via Erika, visto che la relazione che ha con Mikael è importante, anche nel rapporto con Lisbeth.
    Comunque. Ho già visto il trailer del secondo pezzo, dicono uscirà in autunno. Non vedo l’ora.

  8. NoodlesD 9 giugno 2009 alle 15:18

    tenda, ahah!

    GENNA, in realtà forse nel film la cosa appare più campata in aria ma nel libro aveva il suo senso. Larsson spiegava tutta la questione legale di Lisbeth e la rendeva credibilissima. SPOILER L’affare del ponte, in realtà, non ha nulla di inverosimile, visto che parliamo di un isolotto staccato dalla terraferma. Anche nel libro c’erano delle coincidenze un po’ forzate – quella della foto veniva risolto in modo un po’ troppo assurdo, troppe coincidenze. Però teneva botta. Come il film devo dire. Alla fine poi con le storie è questione di patti col lettore/spettatore. Se l’autore riesce a conquistarsi l fiducia dopo può fare di tutto. Spielberg, parlando del finale dello squalo, disse giustamente che se nei primi tre quarti non fosse riuscito a guadagnarsi tramite la suspense l’attenzione e la fiducia incondizionata dello spettatore no avrebbe mai potuto far saltare lo squalo sulla barca. Cosa che invece a noi sembra naturalissima. FINE SPOILER

    testa, come ti capisco! Il sonno è cosa preziosa… nel senso aver sonno di sera…

    Allitterata, sì han tagliato via molti subplot e relazioni, ma forse era inevitabile, anche se quella tra Mikael ed Erika avrebbe potuto dare spunti felici. Ma forse nel prossimo… Il fatto è che concentrando tutto su Kalle e Lisbeth il resto deve esser sommerso.

  9. Cinemasema 13 giugno 2009 alle 19:32

    Purtroppo mi sono perso anche questo ed ho voglia di vedere un film svedese. Mi sembra interessante (anche se non ho letto il romanzo, ahimé).

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