Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Vincere – Soffocare

Ida e Rachele. Benito e il Duce.

Ida è la donna che accompagna – attivamente – Mussolini alle soglie del trionfo, ma continuare ad amarlo dopo è un suicidio, perché la figura di quell’uomo è meccanismo futurista impazzito, una girandola dai mille volte e dalle mille trasformazioni. Eppure Ida continua ad amarlo, a giustificarlo, a crederlo nel giusto. Ida, come l’Italia, è innamorata della sua stessa catastrofe, fraintende il mito fino alla fine, ostinandosi a non vedere gli aiuti, a continuare una battaglia che è persa in partenza, inseguendo un sogno irrealizzabile: accanto al Duce, all’istituzione, c’è bisogno di Rachele, della donna fascista che non chiede e provvede alle galline, che volta le spalle ai gendarmi a cavallo quando vengono a conferire con Lui.

Il film di Bellocchio, specie nella prima parte, è un meraviglioso affresco futurista, una rombata inarrestabile fatta di una fotografia che cerca di uniformarsi al meglio (riuscendoci) con i ritmi e i toni dei filmati d’epoca. Un incipit in cui il tempo salta avanti e indietro, un Mussolini – non ancora Duce – che a un incontro con i cattolici chiede a Dio di fulminarlo in cinque minuti, manifestando così il suo trionfo sulla divinità e sul Tempo, gettando il primo seme di quel delirio dell’ego che vorrebbe farsi forgiatore di Cronos e da cui invece, alla fine – quella fine che non ha potuto annullare – ne sarà divorato. Come tutti. Come Ida. Come Benito Albino.

Impersonato da un potentissimo Filippo Timi, che ruba con intelligenza mosse e atteggiamenti, ma li distribuisce con parsimonia, con minimi accenni, anche perché il suo Mussolini è quello dell’Avanti e del Popolo d’Italia. La trasmutazione nel Duce, nel film di Bellocchio, è letterale, avviene con un processo molto semplice ma al tempo stesso pregno di senso: nel secondo tempo Timi sparisce e sullo schermo Mussolini è solo il Duce delle rievocazioni, il Duce dei filmati Luce. Non è più l’amante di Ida, che ormai – come noi – è diventata una spettatrice della sua vita ed è costretta a raccogliere le briciole della sua gloria dai filmati, al cinema, quando ancora è libera, poi dai discorsi ascoltati alla radio quando è ormai ingabbiata nel manicomio, inutilmente ribelle, castigata per una ragion di Stato che più meschina non si può.
Certo, in questa seconda parte il film accusa un po’ di lentezze e ripetizioni, anche perché il racconto si fa più tradizionale, rinunciando invece agli accostamenti arditi, al montaggio futurista ed eterogeneo del primo tempo. Un vero peccato che se non inficia un film comunque bellissimo, lo priva forse del ruggito che avrebbe potuto risuonare. Si potrebbe dire che in questo segua un po’ le sorti del suo (anti)eroe: dalla convincente protervia iniziale a un ripiegamento che smussa le sue stesse spinte eversive. Lettura certamente affascinante e non priva di verità, ma ciò non esclude una – leggera – delusione.

Soffocare (Choke, Clark Gregg, 2008).
Eh sì ho visto anche questo giorni fa. Dai ci stava a recensirli insieme, entrambi i titoli sono degli infiniti! E con questa battuta deficiente temo di aver esaurito pure le cose divertenti da scrivere. Il film m’è pure piaciuto. Ho letto il romanzo di Palahniuk (che ho scoperto si legge Pòlanic, l’autore dice di ricordarsi la pronuncia di Paula e Nick e unirle, be’ grazie, mistero risolto). Questo e Fight club e Invisible monster che mi sembrò una tale cagata che non osai comprare più nulla dell’autore di Portland nonostante gli altri due mi fossero garbati assai. Da quel che ricordo la versione di Gregg mi sembra abbastanza fedele e riuscita. Non ai livelli di Fincher ma dignitosissima. E poi Sam Rockwell nei panni dello squilibrato o del tipo al limite ci sta sempre bene (qui è un dipendente cronico dal sesso). E ci sono anche Angelica Huston che la madre e Kelly McDonald che la donna che lo intriga. E mi son pure risparmiato la visione doppiata. Benedetta la lingua originale, eh! Madò so peggio dei nostri critici. Manca solo che vi dica come finisce. Non lo faccio.

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16 risposte a “Vincere – Soffocare

  1. latendarossa 26 maggio 2009 alle 21:25

    Nood il racconto di Vincere è bellissimo e la frase la figura di quell’uomo è meccanismo futurista impazzito è da antologia del cinema 🙂

  2. steutd 26 maggio 2009 alle 22:07

    concordo il giudizio sulla tua frase di cui sopra, non su quello dei film, che mi hanno alquanto deluso: Vincere mi ha convinto più nella seconda parte, quando il duce è sparito ed è rimasto il dramma, la donna/Italia sedotta e abbandonata che lancia lettere dalla recinzione del manicomio.
    Anche su soffocare non concordo, un’occasione mancata di costruire un racconto imaginifico su una storia capace di mille spunti. resta l’eco della magia di palaniuk.
    Però, come un illuminato ha scritto sul mio blog, a volte è bello anche non essere daccordo.

  3. testabislacca 27 maggio 2009 alle 0:05

    Concordo con Marcello. Tu, d’altronde, sei un critico, mentre io mi soffermo invariabilmente sulle vicende meramente umane.
    A proposito di Futurismo, hai notato che Marinetti sembrava Morgan?
    🙂

  4. UnoDiPassaggio 27 maggio 2009 alle 1:00

    Noo’, io l’ho trovato di una potenza registica annichilente.

  5. cinescopio 27 maggio 2009 alle 9:04

    sno quasi piu attirata da soffocare…è possibile?
    ely

  6. NoodlesD 27 maggio 2009 alle 14:30

    tenda, grazie grazie i complimenti fanno sempre piacere ^^

    steutd, indubbiamente. Secondo me invece Vincere funziona un po’ meglio nella prima parte, ma anche la seconda – a parte qualche lungaggine, l’ho cmq apprezzata.

    testa, critico è parola grossa. cmq anche a me piace soffermarmi sui personaggi e sui sentimenti in genere. Ahah è vero. certo che morgan ci starebbe bene come futurista.

    UdP, sarei d’accordo in toto se nel secondo tempo il film avesse marciato (ahah) sullo stesso rigore

    ely, tutto è possibile. de gustibus…

  7. MilenaOne 28 maggio 2009 alle 11:59

    Avevo letto la recensione di steudt su “Vincere” e ho voluto leggere chi non era d’accordo… molto bella la tua recensione; ora mi manca soltanto vedere il film stasera per decidere 🙂

    Per quanto riguarda “Soffocare” non concordo, penso anche io che sia stata sprecata l’occasione di ricreare sullo schermo la magia di palahniuk (però questa cosa della pronuncia del cognome mi è piaciuta, non la sapevo!)

    Bel blog, ti aggiungo tra i miei link 😉

  8. utente anonimo 28 maggio 2009 alle 13:26

    Ma Filippo Timi nella versione Albino Benito Mussolini non è uguale a Javier Bardem di Non è un paese per vecchi? 🙂
    Un bel fim, peccato che la gente in sala non la smetteva di borbottare, era forse la prima volta che vedevano il duce dal vivo?
    Saluti, Adele

  9. MrDAVIS 29 maggio 2009 alle 23:25

    mmm, il film di Bellocchio non cfredo lo vedrò mai: trovo irritante la recitazione della Mezzogiorno.

    Soffocare lo vidi a settembre nella rassegna dei film di Locarno e devo dire che non è brutto, solo che ho trovato la regia anonima e per niente inciciva. Un film che mancava di anima.

  10. NoodlesD 30 maggio 2009 alle 14:12

    Milena, non dico che siamo ai livelli di Fincher ma secondo me il compito è ben fatto, anche se un po’ senz’anima, come dice MrDavis.

    Adele, cavolo, è vero!!! ahahah

    MrDavis, ti dirò che neanche io la reggo la Mezzogiorno, ma qui l’ho sopportata bene, a parte qualche sequenza.

  11. Yzma 31 maggio 2009 alle 22:44

    che belle recensioni

  12. Memole7 1 giugno 2009 alle 13:47

    La prima parte di Vincere è quella più attiva e che mostra un giovane Mussolini che cova le sue manie di “supereroe”. La seconda è quella più lenta e che fa disperdere un pò l’attenzione dello spettatore.

    Bella recensione!

  13. zoestyle 2 giugno 2009 alle 9:03

    E io che mi sono fermata a Ninnananna?!

  14. utente anonimo 2 giugno 2009 alle 11:25

    Vincere per me è un capolavoro mentre Soffocare mi ha molto deluso
    un saluto
    nickoftime

  15. pickpocket83 14 giugno 2009 alle 19:33

    Ho molto apprezzato il film di Bellocchio, nella sua dualità di toni: il rombo della prima parte che fa da contrappunto al turgore melodrammatico della seconda.
    Grande cinema, secondo me.
    Felice che anche tu abbia gradito e gli abbia dedicato questo bel post.

    Un saluto

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