Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Che – Guerriglia (Che: Part Two, Steven Soderbergh, 2008)


Come già Fincher, anche Soderbergh racconta un contesto privandolo della sua aura mitico-cinematografica: se le indegini di Zodiac collezionavano più attese e fallimenti che incalzo, la guerrilla scatenata dal Che nelle foreste boliviane è fatta di momenti tutti uguali, quasi indistinguibili, è fatta di reiterazioni che nulla hanno a che fare con l’immagine da santino avventuroso che popolano il nostro immaginario. Per onestà di penna, però, devo dire che trovo la noia fincheriana più interessante di quella di Guerriglia. Trovo questo capitolo leggermente inferiore alla prima parte, anche se gli riconosco molti dei suoi stessi pregi – primo fra tutti quello di non santificare il suo personaggio, sviluppando nei suoi confronti una “freddezza” oggettiva che non nega però la commozione. Il finale dimostra bene come sia possibile raccontare la morte di un uomo prima che si trasformasse del tutto nell’icona che conosciamo (trasformazione che proprio quella morte ha solidificato), mostrarla con una rapida brutalità, un’esecuzione come un’altra, ma poi ritrovare austera commozione quando i titoli di coda accompagnano – insieme a una struggente melodia cubana – la salma del Che in viaggio, arrotolata in un panno e dunque invisibile, un corpo già dissolto nel principio dell’icona che sarà destinato a diventare. Questo finale bellissimo, l’interpretazione magnifica di Del Toro, il coraggio e la veridicità con cui Soderbergh ha affrontato una tale figura – non avendo remore a mostrarlo, all’inizio del film, camuffato e irriconoscibile, senza capelli e senza barba, ossia senza i due elementi che più lo contraddistingueranno nella memoria fotografica delle generazioni contemporanee e future – mi portano a tralasciare qualche momento di noia e qualche discorsetto politico un po’ troppo da compitino e a promuovere senza remore l’intera, duplice, operazione.

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5 risposte a “Che – Guerriglia (Che: Part Two, Steven Soderbergh, 2008)

  1. gahan 18 maggio 2009 alle 16:23

    Da sottoscrivere. Mi piace l’accostamento con Fincher, che però come dici anche tu è molto più conscio ed interessante.

  2. steutd 18 maggio 2009 alle 16:45

    è il primo post che leggo sull’argomento dopo una seuqenza che mi sembrava interminabile di insulti a soderbergh.
    ne sono contento perchè il primo capitolo mi piacque

  3. MissPascal 20 maggio 2009 alle 8:25

    sì, la noia a tratti arriva, sia nel primo che nel secondo, ma il secondo è mejo, secondo me. il suo concedersi qualche indugio alla fiction a discapito dello straight edge documentaristico del capitolo 1 è una scelta azzeccata ed equilibrata. del toro santo subito.

  4. NoodlesD 20 maggio 2009 alle 13:43

    Non so, a me è sembrata una fiction un po’ ripetitiva. Su Del Toro sono d’accordo.

  5. UnoDiPassaggio 27 maggio 2009 alle 1:53

    Noo’ (mi piace chiamarti Noo’ ^^), aggiorneresti il post su “Che – Guerrilla” col mio voto? (che è un 3,5 pieno ma se dovessi dare un voto al film nel suo progetto totale sarebbe un 4 che non mi sarei mai aspettato)

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