Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

A personal portrait of Marilyn. VI

Solo una volta Marilyn ha interpretato la vamp a tutti gli effetti, una bitch di quelle classiche del (misogino) cinema classico americano. Il film è ovviamente Niagara. Pellicola non proprio da annali, se non fosse per la presenza della divina, appunto. Rose è una materializzazione sessuale, un’icona bruciante di passione, fasciata stretta da quella stoffa fuxia che ormai s’è trovata una poltrona comoda nell’immaginario di ogni maschio del secondo Novecento. Io penso spesso ai macchinisti che dovettero girare la scena in cui lei pungola sadicamente Cotten, dal letto, sotto le lenzuola con addosso nient’altro che la sua pelle! Forse  con appena una goccia di Chanel 5. Era un modo per immedesimarsi meglio nel personaggio, diceva. E i risultati si vedono.
Per quante ne combini, per quanto abbia tentato di uccidere il marito e per quanto giochi perversamente con i suoi sentimenti, non c’è niente da fare, il pubblico è suo, noi siamo con lei. Negulesco lo capiva benissimo: quando Cotten la strangola in una delle sequenze finali la scena ci viene mostrata in un campo lungo. Non si può guardare in faccia all’assassinio di Marilyn! Il pubblico sarebbe insorto, pure se Marilyn (o meglio, Rose) se lo meritava. Nessuno poteva torcere quel collo, nessuno mano poteva osare violenza contro la pelle del giglio più luminoso di Hollywood.
Quando canta Kiss, di notte, con i capelli mossi appena un po’ dal vento e la labbra rosso fuoco – grazie al rossetto, la testa lievemente reclinata, non c’è più posto per gli altri attori. Resta solo il suo primo piano e la sua voce che modula la melodia rilasciando letteralmente feromoni. Rose, in quel momento, è l’esatta raffigurazione del desiderio.

Curiosamente la tonalità del vestito di Rose somiglia molto a quella del vestito di Lorelei, nel celeberrimo numero musicale Diamond are a girl best friend.

E non mi sembra affatto un caso. Ma il trait d’union invisibile ma deciso tra l’immagine focosa e quella buffamente oca. Perché il vero miracolo di Marilyn è quello di aver conservato questa potentissima sensualità anche nelle commedie, anche quando interpretava l’oca bionda, riunendo in sé un binomio apparentemente contradditorio, interpretando cioè una “vamp svampita”. Proprio l’inconscienza del suo potere seduttivo esprime di riflesso una sensualità ancor più spiccata, anche perché spesso quell’inconscienza è soltanto simulata: Pola (How to marry a Millionaire) e Lorelei (Gentlemen prefer blondes) sanno sfoderare, all’occasione, un magnetismo irresistibile sulla “preda” (danarosa) occasionale.
Ha scritto Truffaut (a proposito di Quando la moglie è in vacanza):

«Ma nel film il centro di interesse si sposta a favore dell’eroina, per la semplice ragione che quando è sullo schermo non c’è più verso di guardare qualcosa d’altro che il suo corpo, dalla testa ai piedi, con mille fermate intermedie. La sua figura ci attira dalla nostra poltrona allo schermo come la calamita la limatura di ferro.
Non c’è più ragione, sullo schermo, di fare riflessioni sagge: anche,nuca, ginocchia, orecchie, gomiti, labbra, palme delle mani, profili prendono il sopravvento su movimenti di macchina, inquadrature, panoramiche prolungate, dissolvenze incrociate e raccordi sull’asse».

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3 risposte a “A personal portrait of Marilyn. VI

  1. latendarossa 23 aprile 2009 alle 15:20

    Bellissimo post, Nood. Con acute considerazioni, e sottolineature che sono geniali (non avrei mai pensato al parallelo tra il colore dei due vestiti). E’ vero che tra la vamp e la svamp c’è solo una s di differenza, ma lei riusciva ad essere entrambe le cose. E per farlo, occorre intelligenza.
    Le osservazioni di Truffaut sono la ciliegina sulla torta.

  2. MrDAVIS 25 aprile 2009 alle 12:58

    Standing ovation!
    In Niagara, che come ben dici è un film senza troppe pretese, sfodera un magnetismo incredibile: l’abito fucsia, lei visibilmente raggiante e luminosa, una sensualità ostentata, praticamente un simbolo sessuale vivente è Rose-Marilyn. E quando cammina e la macchina da presa la inquadra per quegli interminabili 20 secondi, beh…ne sei incantato.
    Poi esce e di scena e il film diventa poco più che guardabile, essendo sparito l’unico motivo catalizzatore del film.

    Niagara diede a Marilyn lo status di DIVA e MITO VIVENTE: gli spot che la Fox creò per promuovere il film furono geniali!

  3. NoodlesD 26 aprile 2009 alle 16:56

    tenda, non so se quella nota vale qualcosa, ci ho pensato proprio mentre scrivevo il post ^^

    davis, Le camminate di Marilyn sono ormai famosissime. La cinepresa la adorava c’è poco da dire, ed esaltava quel passo armonico come nient’altro.

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