Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Sciacallamento

Ieri la bambina di quinta elementare cui do lezioni doveva fare questo tema sul terremoto. «Voglio scrivere anche la cosa dei… come si chiamano… sì, dello sciacallamento!».
«Lo sciacallaggio».
«Sì quello».
Mentre lei ragionava e componeva non riuscivo a levarmi di testa che i veri sciacalli sono i giornalisti. Okay, sì, quello che volete voi, l’informazione è un prodotto che va venduto al miglior offerente, le leggi del mercato, quello che vi pare, ma non se ne può più. Ovunque dirigi il tuo telecomando si parla di L’Aquila, del terremoto, ti fanno vedere macerie, ti fanno la conta dei morti, per non parlare del TG1 che se ne esce con dichiarazioni vergognose come queste. Che poi, da un certo punto di vista, neanche me ne meraviglierei tanto. Più che altro viene da vomitare che siano così scoperti, ma in fondo non è che ci rivelino chissà quali misteri. Perché io lo so, vi vedo, giornalisti televisivi da due soldi che vi sfregate le mani che state sbavando come sciacalli sulla sventura contando lo share, calcolando gli ascolti e segandovi come pazzi al solo pensiero di quante altre puntate potrete farci, a quanto potrete spremere ancora questa tragedia, quante facce ancora potrete portare nei vostri vergognosi primi piani per incollare il popolazzo di fronte alla tv, davanti a una cosa informe che non è più informazione ma reiterazione pornografica del dolore (altrui).
Un po’ come quando ci fu l’11 settembre. Quelle immagini dei due aerei che si schiantavano nelle due torri ce le propinarono fino a farci impazzire.
Ormai non accendo più la tv, in questi giorni (e già ormai da un anno a questa parte la accendo poco, eccezion fatta per seguire Homer). E non c’entra l’empatia con quelle persone che hanno perso tutto. Solo un mostro potrebbe restare indifferente, ma io vedete non voglio prendere parte a questo sciacallaggio, a questa orgia mediatica di ascolti a suon di lacrime e di parole fatue. Perché poi aspetta che passino due settimane e ti faccio vedere. Quei poveri cristi marciscono nelle tende e i giornalisti hanno voltato le spalle, intenti a sbranare il prossimo mostro mediatico, la prossima tragedia.
Perché io me li ricordo quegli altri, quelli del terremoto del ’97, in Umbria, me lo ricordo che un anno fa in un programma – sempre la TV, sempre essa – lamentavano che dopo dieci e passa anni lo Stato, ancora non aveva provveduto a dare loro le case promesse, per cui ancora vivevano nelle roulotte! Quello Stato è questo stesso Stato che si riempie la bocca oggi di paroloni, che dice aiuti a tutti, ci siamo eccoci, sì ora facciamo ricostruiamo, ridiamo. Per carità, i soccorsi primari sono arrivati, quelli ci sono sempre, ma è come per l’informazione. In Italia Stato e informazione soffrono di eiaculazione precoce e in questi giorni stanno sparando tanto di quello sperma dalle loro testine di cazzo rinsecchite che ovviamente fra quindici giorni ormai si afflosceranno per forza, svuotati, senza più nulla da inventarsi. E allora, eh, le persone dell’Aquila e dintorni vorrei sapere chi li aiuta.
E per chiudere, giusto per non farci mancare nulla, mo è entrata in voga quest’altra stronzata: basta fare le catene di Sant’Antonio via FaceBook. Un clic e sei a posto con la coscienza? Ho cliccato, ho aderito, vedete gente dell’Abruzzo? ho pensato a voi un attimo aderendo a questa catena pro-terremoto, noi di internet non dimentichiamo… ma andate dove dico io, andate. Vuoi aiutare? allora piglia il primo treno e vai a tirare via polvere e macerie, altrimenti stai zitto e osserva un rispettoso silenzio. O almeno manda un sms. Che queste catene non so a chi danno aiuto, che quelli dell’Abruzzo non hanno più la casa, figuriamoci un pc o una connessione per vedere come voi di feisbuc gli state vicino. Aaah, questo cambia davvero tutto.
Scusate lo sfogo anche un po’ scurrile ma quanne ce vo, ce vo! Non se ne può più…

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5 risposte a “Sciacallamento

  1. Fanny60 10 aprile 2009 alle 10:19

    E che vuoi aggiungere d’altro…condivido appieno.Io penso di andarci a Pasqua.
    Ah, ci si scambia gli auguri a Pasqua..
    buona Pasqua Noodles.
    Franca

  2. utente anonimo 11 aprile 2009 alle 16:32

    E’ il post che avrei voluto scrivere anche io, Nood. Un tempo si scendeva in piazza, ci si incazzava sul serio. Adesso si fanno gli scioperi virtuali, ci si mette l’avatar nero (l’ho fatto anch’io quando è morta Eluana), si partecipa alla catenella su Fb…e si è a posto con la coscienza.
    Marcello sloggato

  3. steutd 13 aprile 2009 alle 18:17

    grazie, esattamente quello che avrei voluto scrivere io.
    vorrei solo esprimere che mentre in tailandia si fanno sparare addosso per protestare contro un governo dittatoriale sostenuto dalle baionette, qui moriremo berlusconiani con un nano che pranza nelle tendopoli.
    voglio vedere solo dove saranno quei giornalisti tra 5 anni, quando quei poveracci saranno aqncora nelle tende… e in faccialibro continueranno a scrivere “solidarietà”.
    scusate lo sfogo…

  4. NoodlesD 13 aprile 2009 alle 21:39

    Franca, auguri anche a te.

    marcello, chissà quante altre cose si virtualizzeranno e dunque sarnno inutili. come i commenti tg al dramma.

    steutd, berlusca sarà ancora qui tra 50 anni!

  5. valentinaariete 14 aprile 2009 alle 11:59

    Sono perfettamente d’accordo con te.

    Ma la cosa ancora più grave secondo me è che i politici stanno sfruttando lo sciacallaggio dei giornalisti sulla vicenda per non far parlare delle speculazioni edilizie che hanno portato al crollo della città.

    Nessuno parla del cemento fatto con sabbia di mare, delle colonne portanti fatte di dimensioni ridotte per risparmiare, dei materiali scadenti ecc…

    Un politico a Ballarò ha risposto a Bersani che gli faceva notare la cosa con parole del tipo: “Come si fa a parlare di cemento in queste ore di dolore”.

    Se ne deve parlare sì bello mio!
    Qualcuno è responsabile di tutti questi morti.
    E il governo si sta solo facendo pubblicità con questa disgrazia.

    Ormia è regime pieno.

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