Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Gran Torino, Clint Eastwood, 2008

Gran Torino è un film degli addii, è un film ricapitolatorio. A quanto dice Clint, questa è l’ultima volta che lo vedremo sullo schermo – ma spero vivamente che ci ripensi. Gran Torino appartiene a quella sfilza di opere eastwoodiane che hanno il coraggio della commozione e del lascito morale. L’auto del titolo è solo un macguffin, al massimo il testimone da tramandare. È un film che ritorna al suo famoso personaggio repubblicano-reazionario dei 70s, è il Callahan della vecchiaia, l’autunno del giustiziere. È il mito del pistolero riletto da un Eastwood sempre più restio alle facili soluzioni. A fronte di una sceneggiatura fin troppo lineare e a neanche così originale (ma lo era forse quella di Million dollar baby?) a trionfare è la regia, quel tocco in punta di piedi, sineddoche dello stile recitativo imposto da Clint sin dai film di Leone. Kowalski è il doppio di Callaghan solo in parte, un doppio più vecchio ma soprattutto meno diretto e deciso; granitico, ai limiti del razzismo e della misantropia, chiuso in se stesso, intrappolato dai demoni del passato (è un reduce dalla Corea, proprio come Gunny). Ma al giustizialismo facile si sostituisce il sacrificio dolente, al grilletto un semplice dito puntato. Uccidere non è più il gesto accattivante del passato cinema d’azione, dei thriller metropolitani, ma un’onta innominabile e non condivisibile, neanche al cospetto di un confessionale. È una condanna che si sconta vivendo, giorno per giorno. Poeticamente parlando è una maturazione a quasi quarant’anni di distanza, la messa in scena, attraverso il tortuoso processo di apertura di un vecchio che si credeva granitico nelle sue convinzioni, del testamento di William Munny: «It’s a hell of a thing, killin’ a man. Take away all he’s got, and all he’s ever gonna have».

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13 risposte a “Gran Torino, Clint Eastwood, 2008

  1. lattis 18 marzo 2009 alle 12:23

    Lo dicevo giusto ieri sera a un amico, Kowalski è Callaghan a 80 anni, una chiusura di percorso perfetta

  2. Ale55andra 18 marzo 2009 alle 13:35

    Quel gesto penso che non lo dimenticheremo mai. Un testamento questo film, perlomeno di Eastwood come attore. Comunque sull’auto come mcguffin ho le mie remore, perchè in qualche modo quell’auto non è solo un pretesto per far partire il racconto, ma è anche simbolo di qualcosa, di determinati valori che Walt porta con sè, del suo modo di essere, della società che rimpiange, ecc…

  3. cinescopio 18 marzo 2009 alle 16:31

    Clint ripensaci—
    dovremmo fare qualcosa per fargli cambiare idea :-> ely

  4. zoestyle 18 marzo 2009 alle 20:43

    Lui per me è forse l’ultimo dei miei miti viventi ed è forse per questo che ho tanta paura ad andare a vedere questo film, troppa.

  5. souffle 18 marzo 2009 alle 20:58

    ti dirò mi è sembrato che si metta così in gioco con quel patetismo un po’ triste, e con una sottile ironia con cui prende in giro se stesso (e tutti quelli che si esaltavamo per Callahan e dintorni) che in questo film mi ha fatto simpatia.
    Anche per come fa prendere al suo personaggio atto del proprio fallimento.
    La sceneggiatura è di una prevedibilità commovente.

  6. NoodlesD 18 marzo 2009 alle 20:59

    lattis, e che percorso!

    Ale55andra, sì indubbiamente, per questo parlavo di passaggio del testimone. ma al tempo stesso anche in quel caso l’auto è un simbolo, non ha parte attiv reale nell’intreccio. innesca solo il meccanismo e metaforizza il passato del personaggio.

    cinescopio, indiciamo una raccolta di firme!

    zoe, la prima parte della frase la condivido; per la seconda: vai tranquilla. è un capolavoro.

  7. zoestyle 18 marzo 2009 alle 21:32

    Ti sembrerà stupido, ma rimandare è un po’ come aver in me la possibilità di veder ancora e ancora un film con lui attore…

  8. NoodlesD 19 marzo 2009 alle 0:03

    souffle, con l’autoironia Clint ci ha sempre saputo fare (in Gunny era scopertissima e da sganasciarsi). Concrdo sulla sceneggiatura, ma anziché essere un punto debole, è ciò che fa risplendere ancor più la grandezza della regia.

    zoe, non è affatto strano. Spesso anch’io rimando film e libri che hanno questa… scadenza ^^

  9. MrDAVIS 19 marzo 2009 alle 23:44

    Che bello vedere che il Clint mette tutti d’accordo!!!!!!!!^^

  10. testabislacca 21 marzo 2009 alle 2:44

    Caspita se sei bravo.
    La recensione è praticamente perfetta.

  11. AlDirektor 22 marzo 2009 alle 12:00

    Complimenti per l’ottima recensione. Vedo che siamo tutti d’accordo sulla grandezza di Eastwood e il suo film. Bella la comparazione e la diversità con Callaghan.

  12. Cinemasema 31 marzo 2009 alle 15:22

    L’ho visto solo ieri e alla luce di ciò che ho visto la tua recensione riassume benissimo il percorso di un personaggio.

  13. MonsierVerdoux 6 aprile 2009 alle 15:56

    Speriamo davvero che ci ripensi…ciò che adoro in Earswood è, per dirla con le tue parole, quella regia “in punta di piedi”, molto rigorosa, quasi essenziale…un grandissimo cineasta che davvero non so come faccia ma realizza sempre dei capolavori.

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