Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

The Wrestler (id., Darren Aronofsky, 2008)

The Wrestler è un film dalle ferite che non si rimarginano, e non solo sul corpo d’attore e d’uomo devastato di Mickey Rourke. È un film in cui gli errori del protagonista si ripercuotono violentemente sul suo corpo e sui suoi rapporti con gli altri senza possibilità d’appello: si può essere solo se stessi, nel bene e nel male, e specie nella vita di Randy The Ram, i due elementi si accavallano. La regia di Aronofsky, con la macchina da presa mobile e incollata ai personaggi (e alla nuca di Rourke), la fotografia a grana grossa che rifiuta qualsiasi patina seduttiva riflettono un realismo sporco, che anche quando ragiona su alcuni temi tipici della cultura – cinematografica – americana li svuota della loro forza mitica e li osserva appesi, smorti e rinsecchiti, al ring di una vita persa in partenza. Canto funebre del sogno americano che si ferma un attimo prima dell’ultimo atto, alle corde e non sul tappeto.
Dramma per tre voci soltanto, il cui fulcro e incrocio è Randy che tenta di seguire le due strade verso la maturazione come uomo (Marisa Tomei) e padre (Evan Rachel Wood). Gli attori scompaiono nei loro personaggi, attori che si presentano coraggiosamente senza glamour, con i segni del tempo e delle batoste (per Rourke) sul corpo. È un film di corpi che tentano strenuamente l’ultima spallata, che saltano sul ring o sul palco pur essendo fuori tempo massimo.
Mickey Rourke è più che generoso nella sua prestazione: è come se in questo film stesse giocando tutto se stesso, abbassando ogni filtro nei confronti dello spettatore. Il suo corpo e quello della Tomei sono quasi sempre nudi, mostrati senza protezione di fronte al nostro giudizio. È una precisa scelta poetica: non a caso il personaggio della figlia la vediamo sempre incappucciata e incappottata, stretta nei vestiti per il freddo, ma segnando così anche la sua ritrosia ad aprirsi, la sua poca fiducia in quel padre-non padre che pure se tenta di tagliarlo via dalla sua vita la fa soffrire. La Wood poi, eh, me la ricordo in quel film, dove mi conquistò da bambina. Mi fece sviluppare sentimenti paterni. A me, dico. Assurdo. I sentimenti che mi scatena oggi è meglio che non li scrivo se no avrei un conflitto morale e penale con quelli del passato.
Ma chi legge questo blog sa che il cuore di chi vi scrive batte tutto per Marisa Tomei. Marisa Tomei con quello sguardo quotidiano e ferito, bistrattato e bellissimo. Marisa Tomei che ha illuminato ognuno dei mondi cinematografici cui ha preso parte. Devo dirvi proprio cos’è in The Wrestler, stripper in un locale, mezza nuda per quasi tutto il film, mezza nuda e tutta tatuata, e come se non bastasse per le nostre coronarie, si presenta pure con i piercing ai capezzoli? Ecco, avete presente la scena: la Tomei che balla nuda, tatuata e coi piercing ai capezzoli?? Aronovsky ci prova pure a farle interpretare la parte della stripper tardona che nessuno vuole però poi il corto circuito è evidente quando sul palco la Tomei ci stende con un fisico della Madonna, con una particolare zona che il sottoscritto ha apprezzato molto. E – mi permetto di ripetere ciò che scrissi per Lumet – recita con il corpo. Proprio come Rourke. Due animali feriti e stanchi, disillusi e additati, che ti straziano il cuore senza melodrammi, li ammiri e li compatisci per la loro strenua forza a rilanciare, esseri umani che scavano nei loro sentimenti, nelle loro ambizioni e tentano l’ultimo salto, quando ormai non c’è che la solitudine del controcampo o del fuoricampo.

Then you’ve seen me, I come and stand at every door
Then you’ve seen me, I always leave with less than I had before
Then you’ve seen me, bet I can make you smile when the blood, it hits the floor
Tell me, friend, can you ask for anything more?
Tell me can you ask for anything more

Bruce Springsteen

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11 risposte a “The Wrestler (id., Darren Aronofsky, 2008)

  1. MissPascal 8 marzo 2009 alle 11:38

    noodles, sarà mica hot evan rachel manson wood, vero? ho capito male. 🙂

  2. MrZebra 8 marzo 2009 alle 18:00

    Ho sempre avuto un rapporto odio-amore con il cinema e in effetti questo commento non ha nulla a che vedere con the wrestler, ma questo blog è bellissimo, veramente.

  3. NoodlesD 8 marzo 2009 alle 18:35

    Miss, non lo è? io l’ho sempre trovata molto carina. Poi qui ha quell’aspetto compassato da bimbetta seriosa ahah.

    MrZebra, grazie.

  4. souffle 8 marzo 2009 alle 19:56

    ottimo noodles.
    e gran bel film. Rourke è tutt’uno con il fotogramma.

  5. Ale55andra 9 marzo 2009 alle 11:50

    “Due animali feriti e stanchi, disillusi e additati, che ti straziano il cuore senza melodrammi, li ammiri e li compatisci per la loro strenua forza a rilanciare, esseri umani che scavano nei loro sentimenti, nelle loro ambizioni e tentano l’ultimo salto, quando ormai non c’è che la solitudine del controcampo o del fuoricampo”.

    Bellissimo.

  6. Iggy 10 marzo 2009 alle 11:20

    Nood, uno dei tuoi pezzi migliori! Complimenti. Lo vedo in settimana, ti farò sapere.

  7. latendarossa 11 marzo 2009 alle 16:02

    Nood bellissima recensione. La Marisa Tomei mi è sempre piaciuta, un po’ come Mira Sorvino, sono tutt’e due attrici che non ho mai capito perchè non sono mai diventate strafamose, rimangono anzi un pochino in disparte eppure meriterebbero più attenzione.

  8. NoodlesD 11 marzo 2009 alle 22:19

    mi sa che la fama, quella potente, spesso è figlia di coincidenze del tutto strambe…

  9. MrDAVIS 11 marzo 2009 alle 23:21

    bellissimo film!!!Marisa è straordinaria nel trasmettere fragilità, sicurezza con un personaggio che forse sulla carta era il solito personaggio da locale strip. ma lei recita con il corpo e con la testa e ti entra sotto pelle.

  10. Cinemasema 13 marzo 2009 alle 0:59

    Condivido la tua recensione e in particolare quando ti soffermi sul corpo tatuato di Cassidy, un personaggio molto profondo e secondo me fondamentale per … lanciare il salto nel vuoto di Randy.

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