Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

I soprano (The Sopranos, 1999-2006)


Fiore all’occhiello della HBO, la saga di David Chase è un potentissimo e nerissimo affresco sulla famiglia (genetico-sociale) e sulla Famiglia (affaristico-criminale), eretto sulle ceneri di Scorsese e DeLillo. Dominata da una delle più audaci figure della moderna tv americana, Tony Soprano, originalissimo mobster in crisi psicanalitica, personificazione estrema della dicotomia sociale dei nostri tempi. Pur non imponendo mai una netta identificazione tra spettatore e protagonista, è inevitabile provare un misto di attrazione/repulsione: giocando proprio su questi due sentimenti ambivalenti, di episodio in episodio, Chase e i suoi sceneggiatori ci mettono alle corde, guadagnandosi la nostra compiacenza in una sequenza, per poi spararci dritto in faccia in quella successiva l’esplosione di una brutalità – non solo fisica, ma soprattutto culturalmente retrograda – insostenibile.
Alla scorsesiana abilità di infiltrarsi nel tessuto sociale e psicologico dei mangiaspaghetti, Chase affianca un voluto understatement che ha fatto il successo del serial. Con un realismo senza precedenti, taglia via qualsiasi mitizzazione (anche negativa) della Mafia, per restituire un quadro assai più quotidiano, fatto di machiavellico cinismo imprenditoriale. Ogni parola che i personaggi pronunciano cela delle insidie, la menzogna è il contratto sociale tacitamente approvato di uomini il cui destino è freddamente chiaro persino a loro stessi (la fine è in una cella o in una bara, prima o poi).
Merito del successo è, va detto, la prova di James Gandolfini. Il serial è solidissimo per scrittura e messa in scena, ma è indubbio che la figura, la stazza imponente, lo sguardo a metà tra sornione e minaccioso dell’attore fanno buona parte del successo. Vi dico la verità, spesso facevo proprio difficoltà a distinguere l’attore dal personaggio. Per me Gandolfini è davvero un boss del New Jersey, cioè del tipo che quando spegnevo la tv, quando finiva un episodio, secondo me non è che Gandolfini tornava a casa Gandolfini ma restava lì, nella magione dei Soprano a fare, a essere Tony.
P.S. Una noterella sul finale ambiguo, per altro del tutto in linea con lo spirito del serial ed ennesima conferma del coraggio di Chase di scardinare ogni aspettativa dello spettatore. M’ero fatto una mia idea, ma ho visto che su internet – anche restringendo il campo al solo web italiano – proliferano un bel po’ di ipotesi.

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9 risposte a “I soprano (The Sopranos, 1999-2006)

  1. honeyboy 24 febbraio 2009 alle 6:50

    (e io che non l’avevo mai vista…
    “eretto sulle ceneri di Scorsese e DeLillo”, parte il recupero, salcazzo!)

  2. testabislacca 24 febbraio 2009 alle 17:50

    Li ho seguiti per un bel po’. Ho sempre pensato che se ne sarebbe potuto trarre un buon film.
    Ti piaceva “Six feet under”?

  3. mafaldablue 24 febbraio 2009 alle 19:26

    embè ma allora me lo vedrò pure io…che con i tuoi consigli si va sul sicuro. Six feet under è un capolavoro. L’unico telefilm per il quale abbia pianto.

  4. testabislacca 24 febbraio 2009 alle 19:45

    Vero, Mafalda. 🙂

  5. NoodlesD 24 febbraio 2009 alle 21:06

    honey, lo sapevo che quella frase avrebbe solleticato il tuo interesse ahahah.

    testa, Six feet under è uno dei miei quattro serial del cuore, se clicchi sul tag serie tv ci troverai più di una recensione.

    mafalda, I Soprano più che piangere… fanno riflettere credo. Ma siamo allo stesso altissimo livello.

  6. latendarossa 25 febbraio 2009 alle 0:04

    Inutile dire che non so di cosa stiate parlando, ma ne parlate così bene che è un piacere…

  7. utente anonimo 27 febbraio 2009 alle 2:06

    raga’ so grandi i soprano

  8. utente anonimo 5 marzo 2009 alle 4:09

    io non capisco una cosa: se i soprano sono di avellino letteralmente non sono dei mafiosi, no?? al massimo saranno dei camorristi. è tutto sbagliato!

  9. NoodlesD 7 marzo 2009 alle 2:30

    Non è sbagliato. Noi abbiamo le distinzioni qui, è vero, anche se in realtà anche in Italia si parla di Mafia e Mafie anche a livello totalizzante, per alludere a tutte le forma di criminalità organizzata (Camorra, Mafia, Ndrangheta, Sacra corona unita). In America la differenza si perde ancor più, credo, facendo riferimento al generale fatto che tutti i “mafiosi” siano italoamericani. Loro lì semmai distinguono la Mafia dalla mafia cinese, che non credo sia definita con questo termine (magari Triade e via dicendo).

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